Caso auditorium «Valutate gli illeciti»

12 Aprile 2018

Atessa, la giunta studia azioni contro l’ex esecutivo La perizia tecnica: la sala nel 2016 non poteva aprire

ATESSA. L’amministrazione comunale guidata da Giulio Borrelli non commenta ma sta valutando il da farsi dopo aver ricevuto, dall’avvocato Andrea Filippini, docente di Diritto amministrativo, il parere “pro veritate” sulla procedura con la quale è stato consentito, dalla precedente amministrazione, l’utilizzo dell’Auditorium Italia di piazza Garibaldi. In sospeso c’è ancora un aspetto: la ditta costruttrice (De Francesco) ha presentato alcune riserve, nel registro di contabilità e negli atti contabili finali, che porterebbero a circa 210mila euro le ulteriori somme pretese, aprendo un grave contenzioso. Nella corposa perizia tecnica con ben 18 allegati emerge che «l’auditorium Italia non poteva aprire» e inoltre che «è stata una violazione usare la sala senza certificazione». L’auditorium, capienza 480 posti, è stato utilizzato dalla fine del 2016 e fino a giugno 2017 anche grazie ad alcune ordinanze sindacali, ma senza il rilascio Scia finale da parte dei vigili del fuoco e in presenza di espresso parere contrario all’uso da parte della Commissione comunale sui locali di pubblico spettacolo. Dopo un’attenta disamina, nella relazione si sostiene che per quanto riguarda il primo punto, le ordinanze sindacali, esse sono da considerarsi, dal punto di vista amministrativo, «nulle»; invece l’utilizzo della sala in mancanza di certificato tecnico amministrativo «rappresenta illecito amministrativo». Per l’utilizzo della sala in contrasto con le disposizioni della Commissione comunale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, si conclude che l’argomento è delicatissimo potendo anche «astrattamente comportare ricadute che coinvolgono una sfera diversa e più ampia di quella amministrativa», cioè «ricondurre nell’alveolo sanzionatorio di cui all’art. 681 del codice penale che prescrive: “Chiunque apre o tiene aperti luoghi di pubblico spettacolo, trattenimento o ritrovo, senza aver osservato le prescrizioni dell’Autorità a tutela della incolumità pubblica, è punito con l’arresto fino a sei mesi e con l’ammenda non inferiore a 103 euro”». «La complessità di quest’ultimo aspetto», conclude l’avvocato Filippini, «potendo astrattamente comportare ricadute che coinvolgono una sfera diversa e più ampia di quella amministrativa, non può tuttavia rientrare nella competenza attribuibile sulla base dell’incarico conferito allo scrivente». La palla passa nelle mani dell’amministrazione comunale.
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