Caso Jois, la verità dal telefono: super esperti analizzano le chat

Il cellulare dello studente, trovato morto al porto, sarà passato al setaccio in un centro specializzato Se ne occuperà un laboratorio di Bari, ma potrebbe essere necessario anche un aiuto dalla Germania
VASTO. Potrebbe essere necessaria una trasferta in Germania per risolvere il giallo della morte di Jois Pedone, lo studente trovato senza vita fra gli scogli di Punta Penna la mattina del 21 agosto. Sono trascorsi tre mesi dalla morte del ragazzo e sulla vicenda ci sono ancora molte incognite. I periti, che si sono incontrati una prima volta a Pescara, il 9 novembre, e poi ancora il 16 novembre, hanno iniziato ad analizzare il computer dello studente, ma non hanno potuto leggere i messaggi perché il cellulare di Jois risulta bloccato. Sia l’esperto di Perugia, incaricato dalla famiglia, sia il consulente nominato dalla Procura hanno provato a sbloccare il cellulare ma è stato inutile. Il telefonino di Jois sarà quindi inviato in un laboratorio super attrezzato di Bari. Qualora non si riuscisse a sbloccare neppure in quel caso, il telefono del ragazzo sarà inviato in Germania. Telefonate, contatti e messaggi sono fondamentali per ricostruire le ultime ore di vita del ventenne. Verranno passati al setaccio anche i profili del ragazzo sui social network e tutte le conversazioni, soprattutto nel periodo compreso tra marzo e agosto 2022. Sono fondamentali i messaggi ricevuti e inviati nelle ore che hanno preceduto l’arrivo di Jois a Punta Penna, la sera del 20 agosto. L’ipotesi più accreditata è che qualcuno abbia dato appuntamento al ragazzo sul molo del porto: la motivazione di quell’incontro e l’identità della persona con cui era in contatto Jois sono custodite nel cellulare del ragazzo. Secondo il racconto di alcuni testimoni, la sera del 20 agosto, dopo aver finito il turno al ristorante, Jois rientrò a casa per riuscire poco dopo e raggiungere Punta Penna. All’una di notte circa venne accompagnato al porto da un taxi. In zona c’erano anche altre persone quella sera. Il corpo di Jois venne ritrovato il giorno seguente tra gli scogli di Punta Penna. Aveva addosso una maglietta con la scritta “Bienvenue” (ben arrivato, in francese) e legato al suo piede c’era un borsone pieno di sabbia: una rudimentale zavorra che, secondo alcuni, testimonierebbe la sua volontà di togliersi la vita. Le indagini però stanno raccontando altro. Non è detto che Jois si sia suicidato a Punta Penna: potrebbe essere morto altrove e poi riportato al porto. I familiari del ragazzo non riescono a darsi pace e aspettano la verità. Il giovane non aveva mai dato segni di squilibrio o manifestato sofferenza. Per questo la famiglia non crede che Jois abbia deciso di lasciarsi morire. La Procura indaga per istigazione o aiuto al suicidio contro ignoti: non è escluso che Jois possa essere stato indotto da qualcuno a compiere un gesto estremo. (p.c.)

