Cassaforte portata via dal muro «Anche una donna nella banda»

Due abitazioni svaligiate martedì sera in via Marzabotto, in una c’erano madre e figlia minorenne L’avvocato Paglione: «I ladri anche a casa mia, c’è comunque un problema di sicurezza irrisolto»
LANCIANO. C'è anche una donna nella banda di ladri che martedì sera ha derubato due abitazioni in via Marzabotto, portando via la cassaforte a muro con madre e figlia presenti in casa. È questa la circostanza che più allarma e preoccupa forze dell'ordine e cittadini, avere a che fare con banditi senza scrupoli, che mettono in conto il rischio di trovarsi faccia a faccia con i proprietari. Ed è ciò che è successo tre sera fa, tra le 21.30 e le 22, in una palazzina di via Marzabotto, traversa di via Del Mare. In tre si sono introdotti nell'appartamento al primo piano, mentre in casa c'erano madre e figlia minorenne. Hanno bloccato la porta con il letto e iniziato a picconare il muro per smurare la cassaforte. Sentiti i forti rumori, la ragazzina si è diretta nella zona notte, trovando la porta bloccata: dallo spiraglio che si è aperto, ha visto le luci delle torce. Mentre i carabinieri arrivavano, i banditi hanno continuato imperterriti a lavorare intorno alla cassaforte, riuscendo a fuggire con essa e tutto il suo contenuto. Due donne, a passeggio con il cane, hanno visto i tre, incappucciati e con il forziere in mano, salire su un'Audi scura, guidata da un complice. Modalità che ricordano il furto, ai primi di agosto, a casa del capogruppo del Pd, Marusca Miscia, dove i ladri hanno sventrato la cassaforte e sono fuggiti con le buste della spesa piene della refurtiva (valore 40mila euro).
Prima di “visitare” l'appartamento al primo piano, martedì sera i banditi sono stati anche al piano superiore, nell'abitazione dell'avvocato Nicola Paglione. Né lui né la moglie erano in casa. «A me tutto sommato è andata bene», racconta Paglione, che è stato assessore alla polizia locale dal 1995 al 2000 (giunta del sindaco Nicola Fosco) e poi consigliere comunale, «la donna, magra e minuta, si è arrampicata lungo la grondaia. Una volta dentro, si sono diretti nella stanza da letto e hanno preso l'oro di mia moglie, probabilmente avevano un metal detector. Non ci hanno distrutto casa, solo il danno alla finestra della sala». La macchina usata dai ladri è rimasta ferma circa mezz'ora in strada, in via Venezia, traversa di via Marzabotto. «Quello che è successo nell'altra casa fa inorridire», dice l'avvocato Paglione, «sono scosso per le modalità usate, per la tranquillità estrema che hanno di agire in un orario in cui le famiglie stanno a casa. Si sentono intoccabili, non hanno paura di niente e mettono in conto che ci possa essere una reazione da parte degli inquilini. C'è un problema sicurezza irrisolto, la gente non si sente tutelata: è un dato oggettivo, scevro da ogni polemica. In periodi d'emergenza come questo, perché i furti vanno avanti da mesi, ci vorrebbe maggiore collaborazione tra forze di polizia del territorio, con il Comune capofila. Si faceva anni fa, si può fare anche oggi».