Cementificio, battaglia al Consiglio di Stato

Punta Aderci. Wwf e Legambiente contestano le motivazioni della Escal sull’impianto. Si va nel merito
VASTO. Contestano le motivazioni addotte dalla Escal, intenzionata a realizzare il cementificio nella fascia di protezione esterna della riserva naturale di Punta Aderci e rimarcano il grande valore naturalistico e ambientale del sito vastese, riconosciuto anche a livello comunitario. Wwf e Legambiente hanno spiegato ieri, in conferenza stampa, le ragioni della loro costituzione in giudizio al Consiglio di Stato nell’appello presentato dalla società di Manfredonia con l’intento di ribaltare la sentenza del Tar di Pescara, che a luglio 2020 aveva accolto il ricorso presentato dalle due associazioni contro il parere favorevole del Comune alla valutazione di incidenza ambientale (Vinca).
Nel procedimento si è costituita, a sostegno dell’impresa foggiana, l’associazione Oasi che raggruppa alcuni operatori portuali. L’udienza di discussione della sospensiva, che si è tenuta giovedì davanti al Consiglio di Stato, in modalità telematica, si è conclusa con l’invito alla società appellante da parte del presidente di sezione, di rinviare la sospensiva al giudizio di merito, riconoscendo nei fatti la mancanza di requisiti per l’accoglimento dell’istanza di sospensiva avanzata. «Erano state proprio le due associazioni ambientaliste a evidenziare nella loro memoria difensiva l’assenza del pregiudizio “grave ed irreparabile” prospettato dalla Escal», spiega l’avvocato Francesco Paolo Febbo che rappresenta Wwf e Legambiente, «l’appello è stato infatti proposto dalla stessa società a distanza di circa 7 mesi dalla sentenza di accoglimento del ricorso». «È in gioco il futuro non solo della riserva di Punta Aderci e della città di Vasto, ma dell’intera Costa dei Trabocchi e della Via Verde», dichiarano giuseppe di marco (Legambiente) e Luciano Di Tizio (Wwf), «nel momento che stiamo attraversando, legato sia a questa tragica pandemia sia alla sfida della transizione ecologica, non c’è più spazio per simili opere nefaste. La storia ci impone di cambiare passo e di riscrivere la strategia di sostenibilità sociale, economica e ambientale dell’area turistica più importante della nostra costa, mettendo in campo veri modelli di economia circolare a zero consumo di suolo. Non c’è più spazio né per cementifici, né per una ulteriore cementificazione del territorio. Impresa e politica facciano finalmente il salto di qualità che la situazione attuale richiede. Siamo di fronte a una sfida epocale che mette finalmente al centro innovazione, sostenibilità e qualità della vita. È tempo che lo capiscano anche gli imprenditori del territorio e la smettano di nascondersi sotto “sigle verdi” per poi schierarsi in soccorso di opere rovinose per la collettività, millantando un interesse per l’ambiente proclamato a parole ma palesemente smentito dai fatti, a cominciare proprio dalla presenza nel giudizio davanti al Consiglio di Stato».
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