Cento milioni al territorio e accordo sugli esuberi

18 Dicembre 2015

Carichieti, Immordino dà il via libera ai prestiti per agricoltori e piccole imprese Più che dimezzato il numero delle uscite, trattativa sui giorni della solidarietà

CHIETI. L’accordo c’è, ma all’ottavo piano della sede Carichieti di via Colonnetta si tratta ancora fino a tarda notte. I sindacati si dicono sicuri di poter firmare, “se non stanotte, sicuramente domani”, dice Francesco Trivelli della Fisac Cgil. Lo scoglio erano le giornate di solidarietà per cui il vertice della nuova banca si è presentato con proposta giudicata un po’ troppo severa. Ma, ottenuto un emendamento alla proposta iniziale, le forze sindacali non hanno più grossi ostacoli nel firmare l’intesa sugli esuberi, il cui numero cala dagli iniziali 135 a poco più di 50. Il meccanismo dell’applicazione delle giornate di solidarietà (ovvero una giornata di astensione non retribuita dal lavoro) è stato rivisto proprio nella direzione chiesta dalle forze sindacali, che premevano perché i sacrifici economici più grossi fossero sopportati da chi aveva stipendi maggiori, secondo un principio di equità che è stata la stella polare delle strategie sindacali messe in campo. Per quanto riguarda gli esuberi, il numero è stato fissato a 51: 11 pensionamenti, 38 richieste di accesso al fondo di solidarietà di settore e due lavoratori disposti ad autolicenziarsi con incentivi economici. Ci sono, però, ancora possibilità di variazione, soprattutto per quanto riguarda la seconda tranche. L’accordo prevede infatti che una prima tranche di lavoratori vada via entro marzo e una seconda entro la fine del 2016. E così, archiviata la trattativa sindacale, sebbene consci dei sacrifici economici da sopportare, in Carichieti si tira un respiro di sollievo. La banca guarda al futuro e lo fa andando incontro alle esigenze delle famiglie offrendo mutui per prima e seconda casa con buoni tassi e, soprattutto, con iniziative a sostegno della piccola impresa presentate ieri ai responsabili delle cooperative di garanzia dall’amministratore delegato Salvatore Immordino e dal direttore commerciale Giovanni Zacconi. Si tratta di due plafond di 50 milioni di euro ciascuno, pensati ad hoc per due settori, quello dell’agricoltura e quello dei piccoli operatori economici, artigiani e commercianti. Mai la Carichieti in passato era arrivata a così sostanziosi piani di investimento annuali. Non solo: sono previsti tassi e condizioni agevolati ed è stata promessa una riduzione della tempistica, quanto meno per avere risposte certe sull’accoglienza delle richieste. I tassi vanno da un minino del 2% a un massimo dell’8%, a seconda del rating, ovvero del rapporto rischio-investimento. Sono queste le linee principali dell’operazione Good bank per rilanciare la Nuova Carichieti. Basterà tutto questo a riacquistare credibilità e fiducia venute meno dal commissariamento in poi? Alla domanda Immordino risponde con un’altra domanda: «Qual è l’alternativa?» Ed è un quesito che, dice, vorrebbe girare anche a Matteo Salvini. Perché per Immordino l’alternativa è «bruciare questa straordinaria occasione. Far finire tutto lì». 64 anni, di cui 42 trascorsi nel mondo delle banche, da operatore di sportello ad ad, Immordino prova il tutto per tutto. L’operazione Good bank ha portato a salvaguardare il 99% dell’attività. Sono 728 i casi rimasti fuori, di cui 42 sono quelli più difficili che meritano maggiore attenzione. Agli operatori dei Cofidi (alcuni invitati, altri che si sono presentati senza invito, come il Creditfidi di Confartigianato Chieti che contro Carichieti vuole lanciare una class action) chiede apertamente l’aiuto: «Da soli non ce la possiamo fare, abbiamo bisogno del territorio».