Centrodestra, virata su Di Campli ma la coalizione ne esce spaccata

23 Giugno 2021

Manca solo l’annuncio sull’imprenditore come candidato sindaco che piace alla Lega regionale e nazionale Bisogna fare i conti però con il no a Paolo Bomba, che Fratelli d’Italia aveva annunciato con largo anticipo  

LANCIANO. Sarebbe stato affidato definitivamente all'imprenditore Donato Di Campli il compito di traghettare uno sfibrato e diviso centrodestra alle urne e portarlo alla vittoria dopo dieci anni di amministrazione di centrosinistra e liste civiche targata Pupillo. La scelta verso l'avvocato lancianese era nell'aria da giorni, ma il placet vero e proprio sarebbe arrivato nelle ultime ore, dopo intense giornate di trattative, non prive di strascichi. Eppure Di Campli ha dimostrato di aver saputo giocare bene la partita. Entrato nell'agone politico in punta di piedi e senza tessere di partito già dall'ottobre scorso, ha saputo attirare su di sé le simpatie dell'establishment della Lega regionale e nazionale.
Alle boutade iniziali e a sortite d'effetto contro l'amministrazione e altri protagonisti della scena politica, man mano che le cose hanno cominciato a schiarirsi per lui, Di Campli ha saputo sostituire un atteggiamento più cauto che, alla lunga, sembra aver pagato. Vicinissimo al segretario regionale Luigo D'Eramo e in contatto con il leader maximo Matteo Salvini («gli ho solo fatto gli auguri per messaggio per il processo a Catania per la faccenda della nave Gregoretti», si era schermito lui nei giorni scorsi) Di Campli si sarebbe imposto, da outsider, sui candidati della stessa Lega, l'avvocato Danilo Ranieri, e di Fratelli d'Italia, Paolo Bomba, indicato dal partito di Giorgia Meloni oltre un anno e mezzo fa. L'idea del self made man, attaccatissimo alle proprie radici frentane, dai modi smargiassi, ma dal grande cuore, senza tessere di partito sembrerebbe essere piaciuta alla Lega regionale. Meno a quella locale che, invece, per voce dell'assessore regionale Nico Campitelli e del coordinatore cittadino Fausto Memmo, ha sempre puntato su Ranieri.
«Posso essere soldato o generale», aveva detto Di Campli a febbraio. Ma nei mesi, complice anche un serrato braccio di ferro tra Lega e Fdi sui candidati Ranieri e Bomba, l'idea di una sua discesa in campo ha preso sempre più piede. Sposato e padre di due figli, 54 anni, procuratore sportivo, avvocato, giornalista pubblicista, imprenditore di locali della movida sulla costa e in città, Di Campli si è messo a disposizione della coalizione per essere l’homo novus e allo stesso tempo quello che la spunta tra i due contendenti. Ma la strada da percorrere non sarà indenne da difficoltà e salite. L'imprenditore, come noto, non piace a tutta la Lega, nonostante il fatto che si presenterebbe da civico, con una lista che porterebbe il suo nome. E piace men che meno a Fratelli d'Italia, scottata dal gran rifiuto di un candidato, Bomba, presentato con larghissimo anticipo alla presenza del presidente della Regione, Marco Marsilio, e indicato come colui che sicuramente avrebbe ricompattato il centrodestra.
Fonti vicine al partito della Meloni, se le cose dovessero confermarsi con l'attuale schema su cui tuttavia grava anche la decisione su Vasto, assicurano che Bomba sarebbe pronto a correre da solo con tre liste a suo sostegno. Il braccio di ferro era stato del resto serrato. Fdi era pronta alle primarie, a un passo indietro purché il candidato fosse stato universalmente salutato come conosciuto, di larga esperienza amministrativa, riconoscibile e fuori dagli schemi, ma, di fatto, non riconosce in Di Campli queste caratteristiche. Lo strappo sarebbe quindi già conclamato.
E non stanno a guardare l'ex sindaco Filippo Paolini e la candidata di Libertà in azione Tonia Paolucci, pronti alla battaglia con un terzo polo civico che potrebbe dare filo da torcere a destra e a sinistra. Correrebbe per Forza Italia invece il penalista Alessandro Troilo, caldeggiato in città e da ambienti teatini che ne sponsorizzano la candidatura a sindaco. E sempre nell'alveo del centrodestra, ma ormai dichiaratamente di centro, è il funzionario e medico veterinario Ivaldo Rulli che corre da solo con liste civiche in suo sostegno. «La politica ha fallito», dice, «e Lanciano è alla frutta. Gli unici deputati a scegliere un candidato sono i lancianesi, a loro la decisione per un sindaco che dovrà rispondere solo ai cittadini e non ai partiti o a imposizioni dall'alto».
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