Chieti, chiesa gremita per l’addio al pediatra Angeloni

30 Agosto 2015

Folla alla chiesa della Trinità, lacrime e dolore per il medico stroncato a 63 anni da un malore. Il fratello: amava i suoi pazienti come figli

CHIETI. Una chiesa gremita. In tanti hanno partecipato alla cerimonia funebre in piedi, occupando ogni angolo della Santissima Trinità. Una testimonianza d’amore, di stima e di grande affetto che si è riversata anche sulla scalinata della chiesa addobbata con corone di fiori e palloncini bianchi. Omaggio di tanti bimbi teatini che sono cresciuti con un medico davvero speciale che li considerava come dei figli.

La bara di Sandro Angeloni, stimato pediatra e uomo di grande cuore, stroncato da un infarto a 63, anni è arrivata davanti all’affollata chiesa della Santissima Trinità alle 16,30. Ad attendere le sue spoglie mortali per la cerimonia funebre c’erano il parroco, don Amerigo Carugno e padre Lorenzo al quale era legato da una profonda amicizia.

Sulla bara la sciarpa neroverde della squadra del cuore con accanto il fazzoletto degli scout di Chieti 1 dove Angeloni ha militato per tanti anni.

Occhi lucidi in ogni angolo della chiesa: tanti colleghi, ma soprattutto genitori con bambini. C’era l’ex sindaco di Chieti Antonio Ricci, l’assessore comunale Mario Colantonio con la collega Emilia De Matteo. E poi il primario di Pediatria del policlinico, Francesco Chiarelli con un altro stimato medico dei bambini, il dottor Ippolito Schiappa.

Tra la folla anche l’amico Christos, il gestore del bar dove il pediatra è spirato venerdì mattina.

Nella sua omelia don Carugno ha ricordato Sandro Angeloni come una persona di grande cuore, un medico stimato la cui scomparsa lascerà un segno positivo in tutti quelli che lo hanno conosciuto e apprezzato. Sanguigne e cariche di speranza le parole pronunciate da padre Lorenzo della parrocchia di Mater Domini. Amici da sempre ha detto in dialetto: nu sem della Civitella, Sandro è cresciuto qui, ha dato i primi calci al pallone nello stadio di questo quartiere, qui è diventato il professionista stimato dal cuore generoso. E solo qui Sandro poteva morire, lasciare questa vita terrena per salire in cielo». Parole che hanno toccato profondamente il cuore dei presenti e dalle quali è nato un applauso scrosciante. Commovente il ricordo del fratello Giustino. «Sono meravigliato dalle innumerevoli attestazioni di stima arrivate per questo terribile lutto. Politici nazionali, luminari della medicina italiani ed esteri. Per Sandro la sua seconda casa erano la Trinità e la villa comunale dove, quando passeggiavamo insieme, incontrava i suoi piccoli pazienti che abbracciava e baciava con grande affetto. Lui era così» ha proseguito con un velo di commozione «per lui erano tutti figli suoi». Figli che nella vita reale non sono arrivati. Sui banchi della chiesa, inconsolabile, anche la sorella Grazia e un gruppo di scout adulti che ha intonato, al termine della cerimonia un canto struggente, ma pieno di speranza per chi lascia la vita terrena e torna al Padre celeste. Commozione e lacrime anche fuori dalla chiesa per il pediatra che amava la sua professione e i “suoi” bambini più di ogni altra cosa al mondo.

«Mi è morto tra le braccia» ha ricordato l’amico Christos che l’altra mattina ha tentato di convincerlo di rivolgersi a un medico per quel malessere improvviso. E nel giorno dell’addio nessun cliente ha dovuto pagare il caffè.