Chieti come Venezia con la tassa di soggiorno

27 Luglio 2017

Bilancio in rosso, rilievi della Corte dei Conti e no dei revisori: il sindaco ricorre a tutto per nuove entrate

CHIETI. Chieti come Venezia. Senza gondole e canali, ma con la tassa di soggiorno. Vuole inserirla il sindaco Umberto Di Primio per racimolare un po’ di soldi da destinare alle manifestazioni culturali e forse anche per far vedere alla Corte dei Conti, che lo ha bacchettato, di voler far qualcosa di concreto sul piano delle entrate.
In consiglio comunale, infatti, arriverà la delibera salva-conti con una serie di punti con cui si prende atto dei rilievi della Corte dei Conti e si cerca di rimediare. Le strategie principali passano attraverso due punti: la scure sulla società pubblica Teateservizi e il pugno di ferro con i dirigenti. Poi c’è una serie di piccole misure tra cui quella della tassa di soggiorno che ha già sollevato polemiche tra i consiglieri, sia di maggioranza che di minoranza. E sono proprio le lamentele della sua maggioranza ad infastidire il sindaco Di Primio che annuncia: «Non avrò pietà per nessuno, neanche per i miei consiglieri e assessori che mi tirano la giacca. Devono capire che avere 10 voti in più non servirà a nulla se poi si perdono le elezioni».
Il motivo di tanto astio verso la sua maggioranza era forse dovuto anche all’esito di un’agitata commissione consiliare svoltasi in mattinata proprio sulla delibera salva conti, nel corso della quale la minoranza si è detta contraria e gran parte della maggioranza, Forza Italia e Udc in primis, si è riservata di decidere in aula. Un “riserbo”, soprattutto quello di Forza Italia, che vale come un gelido “benvenuto” al sindaco nel partito di Berlusconi, dopo l’entrata in FI di qualche settimana prima all’insaputa del gruppo consiliare. Alle tensioni interne c’è da aggiungere anche il parere negativo del Collegio dei revisori dei conti all’assestamento di bilancio, parere che ha sorpreso sindaco e giunta e che forse ha influito sul comportamento in commissione dei consiglieri di maggioranza.
Teateservizi. Sia la Corte dei Conti che i revisori dei conti da tempo sottolineano la mancata capacità di riscossione della società pubblica a danno dell’ente. A questo punto il sindaco ha pensato di togliere a Teateservizi parte del servizio di riscossione, quello che riguarda il coattivo, da affidare ad altri organismi che, come l’Agenzia delle entrate, hanno a disposizione strumenti di legge più cogenti per meglio portare a termine il proprio compito. Non solo. Anche le altre attività di Teateservizi (verde pubblico, piscina comunale e cimitero) sono a rischio. Il sindaco vuole verificare la «congruità degli affidamenti in favore di Teateservizi srl». Ci sarà, dunque, con molta probabilità una revisione del piano industriale della società pubblica.
Dirigenti. Nel mirino finiscono anche i dirigenti comunali: per chi non segue le nuove direttive, il sindaco ha minacciato anche «decurtazione di stipendio». Di Primio vuole inoltre costituire «un organismo ad hoc, coordinato dal segretario generale, che potrà avvalersi di professionalità esterne, a cui affidare l’analisi di tutte le spese sostenute dal Comune al fine di ridurle». Dunque, non fidandosi dei suoi dirigenti, il sindaco ha deciso di affidarsi addirittura all’esterno.
Il parere non favorevole. Il parere dei revisori dei conti brucia, invece, perché inatteso. «Il collegio aveva dato parere positivo al bilancio preventivo, parere positivo al rendiconto», dice Di Primio, «ci ha detto che i conti quadrano e dunque, non capiamo come mai è arrivato questo parere non favorevole». L’assessore alle finanze Valentina Luise lo legge come un «segnale di prudenza» forse un po’ eccessivo. Quanto al rilievo sui debiti fuori bilancio (che oggi vengono esaminati dai revisori), il sindaco non ha negato l’esistenza ma ha spiegato che si tratta debiti legati a sentenze che hanno visto il Comune soccombere e ai 520mila euro spesi per rimettere a posto le strade dopo la nevicata di gennaio, «soldi che erano stati assicurati dalla Regione», ha sottolineato Di Primio, «ma che non sono arrivati». (a.i.)