Chieti, condannati due mariti violenti. «Pistola alla tempia e schiaffi»

Aggressioni, insulti, sputi e minacce davanti ai figli piccoli. Tra i motivi anche il cibo da preparare. Le brutalità commesse da un uomo di 64 anni, originario di Foggia, e da un quarantenne di Napoli
CHIETI
Età diverse, vissuti diversi, ma stesso dolore: quello di aver sopportato le angherie, le umiliazioni, le aggressioni, le minacce di due mariti violenti e aver visto sogni e famiglie andare in pezzi. È l’accusa di maltrattamenti in famiglia quella che accomuna due casi seguiti dal sostituto procuratore Marika Ponziani, che ha portato a processo due mariti ieri condannati dal tribunale di Chieti.
Nel primo caso lui – 64enne originario di Foggia, difeso dall’avvocato Stefano Sassano – durante una delle tante liti con la donna, dalla quale si stava separando, le ha puntato una pistola giocattolo alla tempia, minacciandola di morte. A processo per maltrattamenti in famiglia, l’uomo è stato condannato dal giudice Maurizio Sacco, con rito abbreviato (che prevede lo sconto di un terzo della pena), a 2 anni e 4 mesi di reclusione. Per l’accusa il 64enne, non accettando la richiesta di separazione della moglie (rappresentata dall’avvocato Italo Colaneri) e la fine del loro rapporto, le avrebbe reso la vita un inferno tra maggio 2023 e settembre 2024. L’avrebbe «sistematicamente ingiuriata anche alla presenza dei figli minorenni». Parole offensive con epiteti irripetibili verso la moglie, che minacciava di morte: la pistola, per fortuna giocattolo, puntata alla tempia della donna di fronte ai figli terrorizzati, è un gesto eloquente di tutto il suo rancore e risentimento. Inoltre, sempre per l’accusa, la pedinava continuamente umiliava, offendeva davanti a tutti, con scenate sulla pubblica via. Accuse, per il giudice, confermate vista la condanna inflitta all’uomo di 2 anni e 4 mesi di reclusione.
Altre liti, offese, ingiurie e schiaffi, anche solo per una cena sbagliata: racconti di dolore durati anni si sono dipanati nel processo che ha visto accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate un 40enne originario di Napoli residente a Chieti, celebrato di fronte al collegio composto dai giudici Guido Campli, presidente, e Valentina Di Peppe e Marzia Savini, a latere. L’uomo, difeso dall’avvocato Alessandro Mascitelli, per l’accusa avrebbe, nei tanti accessi d’ira dovuti a futili motivi, ingiuriato ripetutamente la coniuge passando sistematicamente alle vie di fatto con aggressioni fisiche. Il 40enne avrebbe strattonato e spintonato la moglie, e avrebbe stretto le mani attorno al collo e schiaffeggiata in pieno volto, fino a procurarle lesioni giudicate guaribili in dieci giorni (da qui anche l’accusa di lesioni). In una circostanza, il marito è arrivato a sputarle in faccia; un gesto di estremo disprezzo. Tanta rabbia che esplodeva per nulla, secondo il racconto della donna, e sarebbe iniziata durante il periodo della pandemia con il primo episodio di violenza alla fine del 2021 e durato fino a febbraio 2024. I motivi scatenanti? Il cibo da preparare, la gestione dei figli e della casa. E proprio la presenza dei bambini, durante le liti e le aggressioni, aveva fatto scattare anche l’aggravante «di aver commesso il fatto alla presenza dei figli minorenni». La condanna del collegio è stata di 2 anni e 2 mesi di reclusione, ma è stata esclusa, come richiesto dall’avvocato dell’imputato Mascitelli, l’aggravante della presenza dei minori che avrebbe fatto rischiare all’uomo da 3 a 7 anni di reclusione, più l’aumento di pena della metà.

