2 luglio

Oggi, ma nel 1942, a Treviso, nel sobborgo di Monigo, a nord-ovest rispetto al centro storico, nella caserma “Luigi Cadorin”, veniva aperto il campo di concentramento fascista per civili slavi, soprattutto sloveni e croati, che in parte erano anche ebrei, comandato da Alfredo Anceschi, tenente colonnello dei carabinieri, coadiuvato dal capitano dell'Arma Eliseo Signorini, che cesserà di funzionare l'8 settembre '43 con l'armistizio successivo alla deposizione di Benito Mussolini. Soprannominata “La piccola Buchenwald”, la struttura (nella foto, particolare, il disegno, datato 18 febbraio ’43, firmato dall’internato sloveno Vladimir Vado Lamut di Čatež, ad est di Lubiana, diplomato all’Accademia di belle arti di Zagabria nel 1941 prima d’essere arrestato l’anno successivo, esposto nella mostra voluta dalla sezione trevigiana dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia nel 1980) sarà caratterizzata dalla presenza di 3464 reclusi (anche se ufficialmente ne risulteranno 2582).
Si conteranno 187 morti, prevalentemente di stenti, tra i quali 54 saranno bambini. Nel lager tricolore verrà infatti praticata la "malnutrizione programmata". Tra maggio e agosto del 1945 la piazzaforte della cittadina veneta verrà poi riattivata e sarà utilizzata come centro di raccolta per profughi europei e sarà gestito dal governo militare statunitense. In quel frangente vi transiteranno 20mila malcapitati, tra i quali 8mila polacchi, 5mila francesi, 2mila slavi, questi ultimi in fuga dai soprusi del comunista Josip Broz “Tito”, segretario federale per la difesa nazionale della Repubblica federativa popolare di Jugoslavia in carica dal 7 marzo 1945. Ma vi passarono anche internati militari italiani recuperati dalla Germania. Il 9 novembre 2019, alla presenza del primo cittadino di Treviso Mario Conte, verranno scoperte due targhe commemorative all’esterno dei locali di casermaggio.
Tutta la triste vicenda verrà ricostruita, in prima battuta, nel volume di Ivo Dalla Costa, “Monigo: un campo di concentramento per slavi. Luglio 1942-settembre 1943”, che sarà pubblicato dall’Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea della Marca trevigiana nel 1988 e poi approfondita da Francesca Meneghetti, nel saggio “Di là del muro. Il campo di concentramento di Treviso (1942-43)”, che sarà dato alle stampe sempre dall’Istresco, ma nel 2012.
