Chieti, inchiesta bancarotte, in 4 non rispondono al giudice

Il figlio di Mattucci dal gip sceglie la linea del padre, così come Di Luca, Misso e la Cameli. Rispondono invece la segretaria Lighezolo e il commercialista Cristofanelli, che si dichiarano estranei ai fatti
CHIETI. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, nell'interrogatorio di garanzia davanti al giudice del Tribunale di Chieti Luca De Ninis, quattro dei cinque indagati finiti ai domiciliari nell'operazione "Viribus Unitis" condotta la settimana scorsa da Guardia di Finanza e Squadra Mobile della Questura di Chieti, che ha portato, fra l'altro, al sequestro dello stabilimento balneare Tortuga di Montesilvano: si tratta di Marco Mattucci, Nando Di Luca, Vincenzo Misso e Carla Cameli i quali, come gli altri tre indagati finiti in carcere - Mauro Mattucci, Antonio Gentile e Giuliano Capurri - devono rispondere di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale e alla bancarotta fraudolenta per distrazione. Ha invece risposto la quinta persona finita ai domiciliari, Valerie Lighezolo, ribadendo le sue mansioni ovvero di essere solo una segretaria, estranea alle decisioni che venivano prese. Ha risposto al giudice anche Antonio Cristofanelli, commercialista di Chieti, nei cui confronti l'ordinanza del giudice per le indagini preliminari è stata disposta l'interdizione dell'attività professionale. Cristofanelli si è detto completamente estraneo alle accuse contestate. Secondo le ipotesi accusatorie il modus operandi dell'organizzazione, che avrebbe avuto a capo l'imprenditore Mauro Mattucci, prevedeva l'acquisizione di aziende in crisi che attraverso una serie di passaggi societari, consigliati dai commercialisti, venivano svuotate dei loro beni e condotte al fallimento, dopo aver occultato le scritture contabili, trasferito la sede all'estero e aver ceduto l'intero capitale sociale a prestanome anche stranieri compiacenti.

