Chieti, sta meglio il giornalista preso a pugni, sciolta la prognosi

5 Novembre 2015

Trasferito di reparto dopo 253 giorni dal pugno (o i pugni) che hanno ridotto in coma Daita. Si attenua l’accusa contro l’indagato

CHIETI. Simone ce l’ha fatta. A volte i miracoli avvengono davvero.Da quel pugno, anzi da quei due pugni che gli hanno devastato il volto e la vita, sono passati 253 giorni durante i quali le speranze del giornalista teatino di 53 anni erano sottili come un filo di nylon. Ma i miracoli esistono. E si concretizzano a volte attraverso un semplice fax che, di prima mattina, arriva negli uffici della squadra mobile.

Su quel fax un medico della Rianimazione di Pescara ha scritto di aver sciolto la prognosi di Simone, che in novanta giorni dovrebbe definitivamente farcela. In altre parole il giornalista pestato in piazza Vico la notte del 28 febbraio scorso, non corre più il rischio di morire. Certo, nessuno può ancora dire se Daita tornerà ad essere la persona che era prima di quei pugni, ma lo spettro della morte e dell’accusa di omicidio preterintenzionale, che pendeva sulla testa del giovane indagato, peraltro reoconfesso, Emanuele D’Onofrio, di 23 anni, si è dissolta grazie a quel fax che subito è stato consegnato dal capo della Mobile, Francesco Costantini, al sostituto procuratore Giuseppe Falasca che conduce l’inchiesta.

[[(standard.Article) È in fin di vita dopo un pugno in fronte

Ora, con il senno di poi, si può dire che bene ha fatto il pm a non prendere provvedimenti drastici nei confronti del 23enne, e a non indagarlo per tentato omicidio. Gli ha contestato le lesioni personali con l’aggravante del danno insanabile. Che per fortuna non è più così. Simone, dopo il lungo periodo di ricovero nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Pescara e il trasferimento, durante l’estate all’ospedale di Popoli, si trova ora ricoverato nella clinica Villa Pini di Torrevecchia Teatina. E’ più vicino ai familiari e alla speranza di rialzarsi da quel letto grazie ai tre mesi di riabilitazione che lo attendono. Ma sulla sua aggressione restano ancora grossi dubbi. Uno o due i pugni sferrati da D’Onofrio? Lui ne ha confessato uno, ma la consulenza della procura, affidata al medico legale Cristian D’Ovidio, esclude la possibilità che un solo colpo possa aver causato così tante fratture agli zigomi, alle orbite oculari e all’osso occipitale. Il riscontro a questa oggettiva contraddizione - tra le parole dell’indagato, interrogato molti mesi fa in procura alla presenza del difensore Roberto Di Loreto, e la tesi del consulente, che però non ha ancora depositato la sua relazione - viene dato dalle sette testimonianze raccolte dalla polizia tra i giovani presenti quella notte in piazza Vico. Dicono tutti di aver visto solo D’Onofrio e non altri colpire Daita. Ma l’indagato si appella anche alla legittima difesa affermando di essere stato colpito per primo da Simone che si era avvicinato per chiedere una sigaretta ma, di fronte al no, avrebbe esclamato «Sporchi fascisti, vi sparo a tutti!». Che però non giustifica una reazione così violenta da mandare in coma il giornalista teatino rimasto per otto mesi sospeso nel limbo tra la vita e la morte. Finché è arrivata la notizia che fa tirare un sospiro di sollievo al giovane indagato.