Chiude Torrieri, dal 1974 parrucchiere delle signore

GUARDIAGRELE . Il prossimo 31 dicembre sarà l’ultimo giorno di lavoro per il sessantasettenne Antonino Torrieri che chiude lo storico negozio di parrucchiere al civico 22 di via Colle Granaro, dove...
GUARDIAGRELE . Il prossimo 31 dicembre sarà l’ultimo giorno di lavoro per il sessantasettenne Antonino Torrieri che chiude lo storico negozio di parrucchiere al civico 22 di via Colle Granaro, dove ha iniziato a lavorare all’età di 22 anni. Il noto parrucchiere guardiese ha deciso infatti di appendere per sempre forbici e macchinette al chiodo, dopo 45 anni passati a creare acconciature, tagli e colori.
Era il 1974 quando, dopo aver frequentato l’accademia acconciatori di Roma, decise di aprire il suo salone, destinato a diventare in pochi anni un punto di riferimento e un luogo di socialità per tante signore della cittadina. Torrieri a Guardiagrele, fu uno dei primi ad adottare la tecnica delle mèches con la carta stagnola che poi insegnò anche alle tante collaboratrici che si sono alternate nel suo salone nel corso degli anni. «Per noi», dicono le dipendenti storiche Maria Domenica Colasante, Tiziana Dell’Arciprete e Cinzia Cellucci, «è stato un grande maestro e non possiamo che ringraziarlo per tutto quello che ci ha insegnato e per i tanti anni vissuti all’interno del suo locale in un clima di assoluta serenità e spensieratezza».
Intenso è stato il lavoro svolto dal coiffeur guardiese anche nel mondo dello spettacolo, dove ha curato l’immagine di numerose modelle sulle passerelle di moda. «Ora», dice Torrieri, «è arrivato però il momento di dire basta e di godersi il meritato riposo. Ho amato tanto questo lavoro è l’ho svolto sempre con molta passione. Del resto in ogni attività devi mettere sentimento, altrimenti senti fatica. Il lavoro del parrucchiere», conclude, « è particolare, perché si lega alla società in evoluzione. Farlo per tanto tempo significa seguire le mode che cambiano e assecondare i gusti delle clienti. E i capelli non hanno più un ruolo accessorio, ma rappresentano parte della personalità di chi li porta».
Giovanni Iannamico

