Chiudono le 5 casette dell’acqua, si accende lo scontro in Comune

La denuncia del consigliere: «Un taglio della giunta, non ha fatto il bando per il nuovo gestore» Ma il sindaco smentisce: «La società era morosa dal 2019 e ha voluto interrompere le erogazioni»
LANCIANO. Da oggi non si potrà più prelevare acqua microfiltrata liscia o frizzante a 5 centesimi al litro dalle casette dell'acqua installate nel 2012 dall'ex giunta Pupillo in cinque zone della città. A comunicare la fine del servizio è la società privata che gestiva le casette e il consigliere comunale Davide Caporale. «Il servizio era utilizzato da tantissimi cittadini e ora questa giunta lo taglia», attacca Caporale, «serviva un nuovo bando per un subentro immediato di un nuovo gestore che non è stato fatto». «Più che un bando, il nostro ufficio legale ha preparato una diffida alla società che gestiva le casette per il mancato pagamento di quanto dovuto fin dal 2019 quando al governo c'era l'ex giunta Pupillo», risponde il sindaco Filippo Paolini.
CASETTE CHIUSE «Si comunica che il servizio verrà definitivamente interrotto il giorno 5 febbraio 2024. Vi ringraziamo per averci scelto in questi lunghi 13 anni». È l'avviso affisso sulle casette dell'acqua collocate ad Olmo di Riccio, al palazzetto dello sport, in via Cipollone a Santa Rita, in piazza Dellarciprete e a Sant'Onofrio per comunicare ai tanti utenti che ogni giorno prendono acqua a 5 centesimi al litro dagli erogatori, della cessazione del servizio in città. Servizio iniziato nell'agosto 2012 con l'apertura delle prime due casette, alla stazione e in via Cipollone, durante l’ex amministrazione Pupillo. «Le casette dell'acqua pubblica furono uno dei primi interventi green dell’amministrazione di centrosinistra e dei gruppi civici», ricorda il consigliere comunale Caporale, che di quella giunta era assessore all’Ambiente, «che servirono alla riduzione dell'utilizzo delle bottiglie di plastica. Il risparmio in termini ambientali è stato notevole ma ancor più importante è stato il gradimento dei cittadini. Ci sono problemi tra la società che gestisce le fontanelle e il Comune che si è fatto trovare impreparato: serviva un nuovo bando per un subentro immediato di un nuovo gestore, che non è stato fatto».
LA DIFFIDA «Non era il caso di fare un nuovo bando visto che c'è un problema legale da risolvere con la società che fino ad oggi ha gestito le casette dell'acqua», risponde il sindaco Paolini. «C'è stato comunicato dal nostro ufficio legale che la società non versa la parte del ricavato delle casette al Comune dal 2019, quando al governo c'era la giunta Pupillo e chi oggi parla “di giunta lentissima” che non ha fatto i dovuti controlli sul rispetto del contratto. Questo, dopo proroghe, è scaduto a novembre 2023 e da parte della società non è arrivata la richiesta di continuare. Noi non intendiamo interrompere il servizio, anche se i dati indicherebbero che non è più così richiesto come in passato: se dovessero arrivare proposte da altre società siamo pronti a valutarle, ma al momento dobbiamo recuperare il credito che vantiamo verso la società attuale alla quale è stata fatta una diffida al pagamento. Si tratta di una cifra per il 2019 e il 2020 di circa 4mila euro. Ma ci sono poi altri 3 anni da calcolare». In un incontro in Comune anche con l'assessore all'Ambiente Tonia Paolucci c'era stato l'impegno al pagamento che però, come precisato dall’ufficio legale al sindaco, non c’è stato; da qui la diffida.
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