Chiusa l’inchiesta sulle tangenti al cimitero

Dopo la riapertura di tre tombe da parte della polizia si attendono le mosse della Procura per i 14 indagati
VASTO. La polizia di Vasto ha ultimato le indagini sulle presunte tangenti per seppellire i defunti al cimitero di Vasto. Dopo la riapertura di tre tombe a fine febbraio, ci sono stati altri piccoli accertamenti poi il dossier è stato chiuso. Ora tutto il materiale è nelle mani del procuratore capo di Vasto, Giampiero Di Florio. In base al contenuto del materiale prodotto dagli agenti del commissariato diretti da Fabio Capaldo, il magistrato chiederà o meno i rinvii a giudizio. Potrebbero essere solo 3 a carico di tre ex dipendenti comunali finiti lo scorso luglio agli arresti domiciliari, ma anche 17: nell’inchiesta ci sono, infatti, 14 indagati, presunti beneficiari dei favori dei tre necrofori. Ma qualcuno potrebbe anche aver deciso di collaborare con gl iinvestigatori tirandosi così fuori dalla vicenda.
L’indagine è durata quindici mesi ed è partita da un cartello affisso all’esterno dei cimitero. Il cartello firmato dal sindaco e dall’assessore delegato, invitava i cittadini a consegnare denaro per qualsiasi operazione cimiteriale solo ed esclusivamente in municipio. Dopo qualche settimana in municipio vennero acquisiti moltissimi documenti. Venti anni di tumulazione, procedure, pagamenti, riesumazioni. Fra i documenti, anche il registro delle tumulazioni. Le ultime verifiche avrebbero confermato quella che il procuratore Di Florio ha definito «una gestione parallela occulta e privatistica dannosa per il servizio pubblico».
Le ultime verifiche sono state importanti e hanno permesso agli investigatori di approfondire alcuni particolari emersi dalle intercettazioni. Sono stati anche le ultime tessere del puzzle accusatorio. E ora tutti si chiedono quante saranno le persone trascinate in giudizio. Le ipotesi di reato sono di induzione indebita a dare o promettere utilità e di vilipendio di cadavere.
Nonostante gli indagati continuino a negare le accuse, la complessa e articolata attività investigativa avrebbe accertato elementi inconfutabili di prova contro gli accusati e un importante danno patrimoniale nei confronti delle casse comunali.
Non è la prima volta che il cimitero di Vasto finisce al centro di una indagine della Procura. Nel 2013 partì una inchiesta su alcune bare e rifiuti cimiteriali trovati in una cassonetto sistemato all’incrocio fra via dei Conti Ricci e via Pitagora, a poca distanza dell’ingresso del camposanto. Allora fu il Comune a chiedere un’inchiesta e a stigmatizzare il comportamento dell’ignoto responsabile che aveva operato in spregio alle leggi. (p.c.)
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