Cimitero, concessioni scadute: partono i controlli su 6mila tombe

Il Comune stanzia 23mila euro per la ditta che lavorerà alla ricognizione e al nuovo archivio digitale L’assessore Canosa: «Serve a liberare quelle più datate creando nuovi posti e a finanziare interventi»
ORTONA. Possono partire i controlli sulle concessioni delle seimila tombe del cimitero principale di Ortona per fronteggiare l’emergenza loculi. Il Comune ha infatti avviato la pratica di affidamento esterno per la ricognizione e la digitalizzazione dell’archivio dei defunti. La spesa per l’ente sarà di 23mila euro, mentre l’obiettivo principale è chiaro: «Mettere in atto nei casi previsti i procedimenti di decadimento, annullamento o revoca e di rendere disponibili le aree cimiteriali per nuove tumulazioni», come si legge nello stesso atto dirigenziale del municipio con cui si avvia la fase di incarico esterno dell’operazione.
In particolare, come si legge nell’atto, il Comune vuole «riordinare l’archivio delle sepolture e delle concessioni cimiteriali al fine di attuare il riordino della capacità ricettiva esistente nonché istituire un catasto cimiteriale informatizzato; definire un piano di estumulazioni del cimitero capoluogo, previo censimento delle concessioni delle tombe a terra rilasciate e scadute; aggiornare l’archivio anagrafico dei defunti e dei concessionari dei loculi; istituire una banca dati cimiteriali con la possibilità di consultare online i dati e l’ubicazione». La ditta incaricata avrà 120 giorni di tempo a partire dall’affidamento per lavorare alla ricognizione e alla realizzazione dell’archivio digitale.
«Si tratta in special modo di tombe a terra, le cui concessioni sono scadute da lungo tempo e per cui non è stata mai attivata la procedura necessaria per capire se parenti o affini hanno la volontà di rinnovarle», spiega l’assessore competente in materia Cristiana Canosa. Continua l’assessore, spiegando i motivi che hanno spinto ad avviare la ricognizione: «Nel cimitero capoluogo c’è il problema della carenza di posti liberi, anche dovuto all’impossibilità di sopraelevare la struttura e al dissesto idrogeologico che colpisce un’ala. Mentre ci sono defunti seppelliti dal 1800: almeno 500 tombe, sicuramente di più».
Quindi ancora: «Oltre agli spazi, la procedura porterà anche a somme utili da reinvestire per gli interventi sulla struttura. In particolare c’è un muro di contenimento da rifare, mentre stiamo già intervenendo – o lo abbiamo fatto di recente – su alcuni aspetti, come la sistemazione dell’impianto elettrico e sugli ingressi».
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