Cipressi pugnalato Sospettati in due

L’arma usata allo Scalo trovata nel luogo dell’incidente La polizia ha chiuso il cerchio. Il pm: è tentato omicidio
CHIETI. È un coltello a serramanico quello usato per pugnalare tre volte allo Scalo il teatino Christian Cipressi, di 24 anni. I poliziotti della Squadra volante lo hanno trovato in via Papa Giovanni XXIII dove la Ford Ka con tre giovani a bordo è volata nel vuoto per venti metri schiantandosi contro un palazzo. L’indizio che collega tra di loro le pugnalate e lo schianto è questo. La Squadra mobile, diretta da Francesco Costantini, ha chiuso il cerchio in meno di 24 ore. E ieri mattina ha consegnato nelle mani della pm, Marika Ponziani, il primo rapporto in cui ricostruisce i due fatti drammatici che hanno segnato la notte tra sabato e domenica scorsi. Nella relazione della mobile compaiono i nomi di due dei tre occupanti della Ford Ka, indicati come complici dell’accoltellamento avvenuto davanti al pub Bros dopo la mezzanotte di sabato. Il terzo nome non ha ancora il crisma dell’ufficialità. Ma è una questione di ore. Si tratta del terzo giovane rimasto coinvolto nell’incidente avvenuto a Chieti alta una ventina di minuti dopo l’accoltellamento che si è consumato allo Scalo. Subito dopo lo schianto però quel terzo complice si è dato alla fuga salendo su una Smart bianca guidata da una donna. Per ora, quindi, i sospettati sono G.C., di 23 anni, originario di Torre Annunziata, e l’amico ventenne L.C., anche lui campano. Il magistrato li iscriverà probabilmente già da oggi nel registro degli indagati. Il reato che il pm ha ipotizzato ieri non è quello delle semplici lesioni ma del tentato omicidio, una conclusione a cui è giunta la polizia al termine di questo primo round di indagini. Ma per gli investigatori c’è ancora molto da fare. Oltre a individuare la terza persona che, sabato, con gli altri due ha affrontato Cipressi, fratello di quell’Emanuele che, sempre allo Scalo, il 9 ottobre ha assassinato il musicista Fausto Di Marco, dovrà blindare l’indizio del pugnale facendolo davvero diventare la prova regina dell’inchiesta. L’arma infatti sarà sottoposta agli esami per l’individuazione e la tipizzazione delle tracce di Dna che su di essa saranno repertate. I test hanno un doppio obiettivo: dare la certezza che sia l’arma che ha accoltellato Cipressi e attribuire la responsabilità delle pugnalate all’autore, che sarebbe uno dei giovani poi coinvolti nel pauroso incidente in via Papa Giovanni. Con la Ford Ka uscita di strada e precipitata per molti metri fino a schiantarsi capovolta davanti alle finestre dell’appartamento al piano terra sottostrada del palazzo al civico 25. Ma all’accusa non basta l’esame del Dna. L’ipotesi di reato di tentato omicidio dev’essere sorretta da una perizia medico legale. Che la pm si appresta a far fare da un esperto. La perizia sarà eseguita sulla vittima e servirà a stabilire se i tre fendenti, in particolare i due che hanno raggiunto Cipressi all’addome e al torace, e non il terzo che gli ha reciso i tendini della mano destra, potevano realmente causare ferite mortali. C’è infine un ultimo tassello da aggiungere al mosaico, ed è quello del motivo che ha scatenato l’aggressione di tre contro uno davanti agli occhi della fidanzata dell’accoltellato e ad almeno trecento potenziali testimoni presenti davanti al pub dello scalo. Per questo motivo, ieri sera, Cipressi è stato sentito a lungo dalla polizia.

