Colistro: vi svelo l’errore della procura

Il funzionario indagato per corruzione parla a ruota libera, si difende e mostra un atto che può scagionarlo subito
CHIETI. Michele Colistro arriva puntuale all’appuntamento con il Centro. E’ appena rientrato da Cuba ed ha trovato la polizia di Pescara ad attenderlo, per perquisirlo, all’aeroporto di Fiumicino. Alle 16,30 di mercoledì, il segretario generale dell’Autorità dei Bacini scende da una Panda nel parcheggio dell’hotel Dragonara. Non indossa un vestito elegante l’ingegnere cosentino di 66 anni indagato per corruzione insieme al sindaco di Chieti, Umberto Di Primio e all’imprenditore del Megalò 3, Enzo Perilli. Seduto a un tavolino, davanti a un caffè e un bicchiere di minerale, parla a ruota libera dell’inchiesta che mette a rischio il suo posto da funzionario alla Regione. E crea enormi difficoltà alla politica del centrodestra teatino. Ma Colistro risponde alle domande. Anche a quelle più compromettenti. E soprattutto mostra un documento che può scagionarlo.
Se fosse dimostrato ciò che afferma, l’architrave dell’accusa, mossa dalla procura distrettualem cadrebbe. E di conseguenza anche l’ipotesi su rea to che pesa sugli altri due.
E’ vero che Perilli l’ha corrotta con una postepay, un appartamento a Montesilvano e incarichi professionali, in cambio del parere favorevole al Megalò 3?
«Sfido chiunque a trovare postepay intestate a chicchesia o caricate da qualcun altro. La mia è stata sequestrata dalla polizia. Sa come funziona la ricarica? Chi la fa deve dare il codice fiscale, un documento di riconoscimento e le coordinate bancarie. Nella mia postepay troveranno solo 500 euro ricaricate ogni mese da me. Passiamo all’appartamento di Montesilvano. Chi dice che è di Perilli? Non è intestato a lui. Quando mi è stato dato in uso era in condizioni pessime. Ho acquistato i mobili da Di Paolo, pago le bollette della luce e soprattutto ho staccato un assegno di 760 euro quando ho preso l’immobile dove però ho dormito 4,5 volte al massimo. Io vivo al Promenade. Infine gli incarichi professionali: non ne ho mai avuti da Perilli – che conosco da quindici anni – da quando sono segretario generale dell’Autorità dei Bacini, cioè da aprile 2013. Le confessò che mi arrabbiai con lui quando, nel 2010, fece progettare il Megalò 3 da Merlino».
Conosce il sindaco Di Primio. Quante volta lo ha incontrato per il Megalò 3?
«Lo conosco da prima di Perilli. Sa, viene dall’Msi... Ma per il Megalò 3 l’ho incontrato una volta. Non di più».
Passiamo alle carte dell’inchiesta: la procura ipotizza che la contropartita delle presunte tangenti sia suo il parere favorevole al Megalò 3. Nell’avviso di garanzia infatti le attribuisce questa frase: «L’esame della documentazione in possesso di questa Autorità fa ritenere che l’area de quo non è soggetta a rischi idraulici».
«Le rispondo con le carte. La frase riportata dalla procura (vedi il documento 1 pubblicato in alto) non è il parere favorevole al Prusst del Megalò 3, cioè a una complessa struttura commerciale, ma è la parte finale di una mia lettera del 30 aprile 2013, quindi poco dopo il mio arrivo all’Autorità dei Bacini, con cui rispondevo al Genio Civile limitatamente a un edificio (vedi il documento 2) che la società Akka (quella di Perilli, ndr) voleva destinare a servizi. Diedi parere favorevole perché era fuori dall’area che riguardava il Megalò 3».
Lei è certo di quanto afferma? Sa che se fosse dimostrabile cadrebbe l’ipotesi d’accusa nei suoi confronti? Se così stanno le cose ci troveremmo di fronte a un errore della procura. E’ possibile?
«Posso dimostrarlo. Basta leggere le ultime righe del Comitato Via (valutazione di impatto ambientale) del 24 settembre 2013 (vedi il documento 3), allora presieduto da Antonio Sorgi, che diede parere negativo al Megalò 3 stralciando però quell’edificio con questa frase: “il richiamato edificio e il relativo lotto non risultano previsti nel Prusst”. Ecco, le mostro l’atto che lo prova».

