Collina bruciata, sfiorati anche i vigneti

Ecco i danni lasciati dai roghi che per tre giorni hanno colpito Ortona e Tollo vicino al viadotto dell’A14
ORTONA. La mattina dopo lo spegnimento delle fiamme che hanno insistito per tre giorni nel territorio tra Tollo e Ortona, il colle di Civitarese è ancora fumante. Un’area di sette ettari è stata deturpata dalle fiamme che si sono sviluppate tra mercoledì e venerdì, con ogni probabilità per mano di un piromane visti i più punti di innesco rinvenuti da vigili del fuoco e carabinieri forestali.
Un forte odore di bruciato è ancora percepibile nella zona, dove il paesaggio appare spettrale. Il promontorio ortonese che si affaccia sul corso d’acqua e accanto al viadotto dell’autostrada A14 è coperto dalle ceneri causate dal rogo spento anche grazie all’intervento di due canadair, che hanno operato su un versante impervio per via della pendenza e della fitta vegetazione. Suggestivo ma ferito lo scenario che si propone nella sottostante vallata, nel territorio al confine tra i Comuni di Ortona e Tollo e prevalentemente coltivato per via della presenza di numerosi vitigni.
I terreni sono stati lambiti dalle fiamme in più punti, ma fortunatamente non sono stati intaccati. Andranno però valutati eventuali danni indiretti agli appezzamenti, ma per questo bisognerà attendere la primavera affinché si possa avere un quadro più puntuale della situazione. Canneti e sterpaglie sugli argini del torrente sono stati bruciati praticamente fino al suo letto; a fuoco anche i rovi che stazionavano ai piedi dei piloni del ponte dell’autostrada. I danni sotto l’aspetto naturalistico sono ingenti.
Ora è il momento delle indagini, necessarie per cercare di arrivare a dare un nome a uno o più autori dell’incendio sviluppatosi in due fasi. Mercoledì i primi fuochi, spenti con il contributo di un canadair che ha effettuato ventisei lanci. Giovedì pomeriggio, poi, il rogo ha ripreso vigore alimentandosi per tutta la notte e per l’intera mattinata di venerdì, quando sono tornati in azione due aerei per un’altra trentina di getti d’acqua necessari a spegnere le fiamme.
Ed ecco, nelle immagini che pubblichiamo, cosa resta di un paesaggio ferito da 72 ore incandescenti. (a.s.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

