Commissione, ora scoppia il caso: «Pronti a rivolgerci alla Procura»

Partono accuse dall’intera opposizione: «L’amministrazione non c’è più, è andata in frantumi» Appello al prefetto: «Chiediamo il suo intervento, l’elezione di Pompilio alla presidenza è valida»
CHIETI . «Lo schieramento di maggioranza si è già frantumato». L’accusa arriva dall’intera minoranza, ieri rappresentata in conferenza stampa da Serena Pompilio (Azione politica), Maurizio Costa (Forza Chieti), Giampiero Riccardo (Chieti viva), Carla Di Biase (FdI), Mario De Lio (Udc), Bruno Di Iorio (Di Iorio sindaco) ed Emma Letta (Lega). Oggetto della polemica è l’elezione del nuovo presidente della commissione Statuto, in cui la maggioranza si è spaccata favorendo la vittoria della capogruppo Pompilio. Elezione contestata dal presidente del consiglio comunale Luigi Febo, che ha provato a rimediare, sostenendo una interpretazione del regolamento secondo cui Pompilio non può essere eletta presidente perché appartenente alla minoranza, e finendo così al centro della battaglia politica delle opposizioni.
Il caso è nato lo scorso 18 febbraio con le dimissioni del presidente della commissione Statuto, Barbara Di Roberto (Pd). Alla successiva elezione per la presidenza, lo scorso 11 aprile, Di Roberto ha ottenuto 9 voti, 9 ne ha avuti l’altra consigliera di maggioranza Giulia Di Gregorio e 11 Pompilio. Per Febo, però, l’elezione è stata «infruttuosa», tant’è che alla prima riunione di commissione convocata da Pompilio la maggioranza non si è presentata. «Il presidente del consiglio comunale dovrebbe ricoprire un ruolo super partes», attacca Pompilio, «chiediamo al prefetto Armando Forgione di intervenire per garantire i sistemi democratici e chiediamo anche la riunione della commissione di controllo e garanzia. Ma non ci fermeremo qui. Se saremo costretti, andremo anche in Procura». I consiglieri di minoranza citano il Regolamento per il funzionamento del consiglio comunale. «All’articolo 31», dice Costa, «si legge che è eletto presidente colui che riporta il maggior numero di voti. Non si parla di appartenenza allo schieramento di maggioranza o minoranza. La verità è che la maggioranza non c’è più. Tanto è vero che l’ultimo consiglio comunale è caduto proprio per l’incapacità della maggioranza stessa di assicurare il numero legale». Per il capogruppo di Fratelli d’Italia Carla Di Biase, «ci troviamo di fronte a un vulnus democratico e a un atto di arroganza e prepotenza da parte del presidente del consiglio. Abusando del proprio ruolo è uscito dalle vesti di garante di tutti i consiglieri, schierandosi con una parte sola, in barba alle leggi e ai principi democratici. Chiederemo nella commissione vigilanza un’interpretazione a riguardo da parte del segretario generale e, se non ci riterremo soddisfatti, siamo pronti ad adire l’autorità giudiziaria affinché il principio di legalità venga ristabilito all’interno dell’assise civica». Di Biase chiama in causa anche il sindaco Diego Ferrara: «È mortificante il silenzio del sindaco», dice, «che ancora una volta sfugge al suo ruolo di primo cittadino e di primo componente del consiglio comunale, di cui è massima rappresentanza. Elementi che ancora una volta confermano ciò che Fratelli d’Italia ha sempre sostenuto: ci troviamo di fronte a una coalizione che si regge solamente sull’accordo politico e sulla spartizione di incarichi e di fasce per presenziare le varie manifestazioni».
L’opposizione lamenta anche lo stallo in cui si trovano pure le altre commissioni comunali. L’intera assise civica starebbe lavorando male e poco. E in tutti i settori che la maggioranza ha affrontato ci sono stati grandi problemi per la città. Gli esempi fatti in conferenza stampa sono stati quelli dell’appalto mense e della gestione di Teateservizi.
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