Comune e Consorzio di Bonifica: scontro sui debiti dopo l’inchiesta

7 Dicembre 2020

Con lo scandalo giudiziario del 2016 restano bloccate per tre anni le fatture per l’uso del depuratore Accordo per chiudere il contenzioso: l’amministrazione deve pagare 232mila euro e ne riceverà 48mila

CHIETI. Un giro di soldi pubblici: il Comune deve pagare 232mila euro al Consorzio di Bonifica Centro per fatture mai saldate da tre anni; ma lo stesso Consorzio di Bonifica deve al Comune 48mila euro per contributi non versati nel 2017 e nel 2018. Ecco cosa c’è dietro una lite tra l’amministrazione comunale e l’ente che gestisce il depuratore di San Martino: una lite che soltanto ora si avvia alla risoluzione.
I DEBITI Lo scontro sui debiti si è innescato un pugno di mesi dopo lo scandalo giudiziario che, il 20 ottobre del 2016, aveva investito il Consorzio di Bonifica con 4 arresti. Da allora, con lo spettro dell’inchiesta penale per un presunto traffico illecito di rifiuti intorno al depuratore, si sono chiusi i rubinetti dei pagamenti: l’amministrazione dell’ex sindaco Umberto Di Primio non ha saldato le fatture del Consorzio di Bonifica presentate in municipio e la stessa cosa ha fatto il Consorzio di Bonifica con gli oneri che avrebbe dovuto dare al Comune. Di conseguenza, i mancati pagamenti sono finiti al centro di un decreto ingiuntivo da 2.081.841,49 euro emesso dal tribunale di Chieti; dopo l’opposizione del Comune, il tribunale si è dichiarato incompetente e il caso è finito al Tar di Pescara.
DEBITI IGNORATI? Una determina del Comune spiega cosa è avvenuto in questo passaggio: «Ai fini dell’opposizione al decreto ingiuntivo è venuta in evidenza una situazione debitoria da parte del Comune». Facendo i conti, il Comune ha scoperto quei debiti prima ignorati: un buco sì ma non di due milioni come recita il decreto ingiuntivo contestato. Una partita di dare e avere che è rimasta in sospeso proprio a causa di quell’inchiesta Panta Rei che ora è giunta allo scoglio del processo per una presunta truffa da 300mila euro al Comune di Chieti, sconti alle imprese amiche per oltre 3 milioni di euro, fatture gonfiate per pagare anche cene organizzate con i dipendenti. E poi scarichi di sostanze tossiche «direttamente» nel sottosuolo e nel fiume Pescara e dati «palesemente manipolati» per nascondere «l’inefficacia del trattamento depurativo e continuare a esercitare l’illecita attività di smaltimento».
PROCESSO IN CORSO Tra gli imputati c’è anche l’ex presidente del Chieti Calcio Giustino Angeloni, candidato consigliere con la lista La Teatinità (63 voti) e sostenitore dell’amministrazione Ferrara. Ad Angeloni è contestato il reato di traffico illecito di influenze: Angeloni sarebbe stato retribuito dal Consorzio di Bonifica per fare pressione sul Comune e ottenere il rinnovo della convenzione per la gestione del servizio di depurazione. Sotto accusa ci sono circa 240mila euro di consulenze girate dal Consorzio di Bonifica tra 2014 e 2015 alla Theateconsult della famiglia dell’ingegnere. Gli altri personaggi coinvolti a vario titolo nell’indagine sono Roberto Roberti, all’epoca presidente del Consorzio di Bonifica, Tommaso Valerio, Andrea De Luca, Nicola Levorato, Angelo De Cesaris, Stefano Storto, Corrado Sorgentone, Fabrizio Mennilli ed Enzo Orsatti.
ACCORDO TROVATO Con l’inchiesta terminata, il processo agli inizi davanti al tribunale di Chieti e l’avvento della nuova amministrazione del sindaco Diego Ferrara, la lite si avvia alla composizione e la determina, firmata dal dirigente Paolo Intorbida, autorizza i pagamenti a distanza di tre anni dalle prime pretese: il Comune si impegna a pagare 232.119,36 euro per il servizio di depurazione reflui e smaltimento fanghi e percolato e ne vuole 48.509,92 dal Consorzio di Bonifica come contributi «relativamente al trattamento conto terzi».
TRE POSTILLE La determina dice sì all’operazione e sottolinea tre particolari: «Aver preso visione del piano triennale anticorruzione»; «Insussistenza delle cause di conflitto di interessi» e «mera esecuzione regolamentare»; «Rispetto dei tempi del procedimento amministrativo come disciplinati nel piano anticorruzione».