Comune, nuovo ricorso per riavere i palasport

16 Settembre 2019

Ecco un’altra istanza dopo i sigilli scattati a Colle dell’Ara e Santa Filomena Il sindaco: «Riaprire le strutture è fondamentale per le società cittadine»

CHIETI. Il Comune prova a riprendersi i palasport di Colle dell’Ara e di Santa Filomena, ad oggi ancora chiusi su ordine del tribunale. La giunta del sindaco Umberto Di Primio ha deciso di presentare una nuova istanza al giudice Nicola Valletta: le società sportive teatine, rimaste senza una “casa”, sono con il fiato sospeso.
Per entrambi gli impianti, di proprietà comunale, sono scattati i sigilli perché la gestione era affidata al Centro universitario sportivo (Cus), dichiarato fallito a luglio. Una prima richiesta depositata dal Comune per tornare in possesso dei palazzetti dello sport è stata respinta. Ma, adesso, il sindaco ci riprova. «Il concetto di base è semplice», spiega Di Primio, «il Cus stava gestendo le due strutture anche se le concessioni, sia per Colle dell’Ara che per Santa Filomena, erano scadute da anni. Ecco perché, ora che abbiamo dichiarato ufficialmente la cessazione di quei contratti, credo che ci siano tutte le condizioni per far sì che gli immobili tornino nella nostra disponibilità». Il Comune spera che la situazione si sblocchi già in settimana. «Si tratta di impianti di vitale importanza per l’attività di numerose società sportive», prosegue il primo cittadino. «In questi giorni stanno partendo i campionati: continuare ad avere i palasport chiusi rappresenterebbe un danno notevole». Dalla Pallavolo Teatina alla Pallamano Chieti, dalla Magic Basket alle società di calcio a 5, passando per i vari settori giovanili: tutti rimangono in attesa.
Per riepilogare la storia dei due palazzetti, bisogna tornare indietro fino all’amministrazione di Nicola Cucullo. È lui a decidere di concedere le strutture al Cus per sostenere la nuova facoltà di Scienze motorie. Il 19 aprile del 2002, la giunta comunale firma infatti la delibera per la consegna del palazzetto di Colle dell’Ara. Si tratta di un affidamento temporaneo della durata di 7 anni. Il 5 dicembre dello stesso anno passa di mano il Palasantafilomena. In cambio, il Cus prende l’impegno di ristrutturare entrambi gli impianti. Cosa che ha fatto. Ciò che invece non viene mai formalizzata è una convenzione con il Comune. Il resto è storia recente. La situazione è rimasta in stand-by fino al fallimento arrivato a luglio. A chiederlo è stata l’università, che vanta un credito nei confronti del Cus di 4.195.623 euro, «scaturito da sentenze passate in giudicato». Ma la situazione delle casse dell’associazione fallita, stando a quanto si legge in sentenza, è ancora più grave: l’ateneo ha infatti «menzionato e prodotto documentazione della guardia di finanza che dà contezza di esposizioni debitorie del Cus verso le banche per oltre dieci milioni di euro e verso Equitalia per quasi quattro milioni di euro».