Condannati al risarcimento per l’azienda vinicola

La Corte dei conti chiede la restituzione di 138mila euro a due imprenditori «Creata società-schermo per l’arricchimento del vino con mosto concentrato»
ORTONA. Avevano richiesto e incassato 138mila euro di contributo comunitario in qualità di amministratore e socio della Bufalara srl, una società priva di attrezzature, sede e personale. E domiciliata ai fini fiscali in una abitazione privata. Ma quel contributo non venne mai utilizzato dalla società per un’operazione di arricchimento del vino con mosto concentrato rettificato, la ragione alla base della domanda del finanziamento presentata nel 2006 all’Agea, l’Agenzia delle erogazioni in agricoltura dipendente dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali.
Per questo la Corte dei conti, sezione giurisdizionale per l’Abruzzo presieduta da Luciano Calamaro, ha condannato Rino Verino Mancini e la moglie Erminia Graziani, amministratore e socio della Bufalara e difesi dall’avvocato Massimo Cirulli, a risarcire all’Agea la somma con interessi e rivalutazione più le spese legali sostenute dallo Stato.
Con la sentenza pronunciata lo scorso aprile e depositata il 9 luglio, la magistratura contabile ha chiuso il cerchio attorno a una vicenda cominciata con indagini della Finanza ortonese e della procura che saranno anche al centro di un procedimento penale.
Nella vicenda ha avuto un ruolo la Villacieri srl, azienda di produzione vinicola ortonese. Si legge nella sentenza che la Bufalara «configurava una società “schermo”, una vuota crisalide, di fatto inoperante ma fittiziamente interposta sul piano giuridico nell’operazione di arricchimento condotta dalla società Villacieri, la quale per sue motivazioni non intendeva figurare quale beneficiaria (potenziale) dell’aiuto. Infatti, dalla ricostruzione dei movimenti finanziari», prosegue la sentenza, «e delle scritture contabili attinenti l’operazione, risulta che i soci e amministratori della Bufalara e della Villacieri erano legati da rapporti di parentela; la Bufalara non aveva mai effettuato, alcuna altra attività, se non quella di arricchimento in contestazione; l’operazione di arricchimento era stata condotta nei silos della società Villacieri, con vino e mosto forniti di fatto dalla Villacieri stessa».
L’intera operazione, secondo la sentenza, aveva lo scopo di procurare il contributo alla Villacieri attraverso una società interposta. «L’intestazione dell'intervento alla Bufalara, una scatola vuota», è scritto nei passi conclusivi della sentenza, «dotata però di personalità giuridica e quindi distinta rispetto alla Villacieri e ai relativi soci, consentiva alla Villacieri, che si dibatteva in obiettive difficoltà, di far confluire il finanziamento comunitario nella disponibilità (in)diretta dei soci».
Francesco Blasi
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