Confermati 12 anni all’allenatore pedofilo

7 Ottobre 2020

Riccardo Furgiuele, accusato di abusi su 9 bimbi, tornerà in carcere: inammissibile il ricorso presentato in Cassazione

CHIETI. Diventa definitiva la condanna a 12 anni di reclusione per Riccardo Furgiuele, l’allenatore di baseball accusato di violenza sessuale su nove piccoli allievi. Ieri sera la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’imputato, 54 anni, venezuelano d’origine e residente a San Giovanni Teatino, attualmente agli arresti domiciliari. Nelle prossime ore, la procura generale della Corte d’appello dell’Aquila emetterà l’ordine di carcerazione: Furgiuele, difeso dall’avvocato Luigi Antonangeli, sconterà la pena dietro le sbarre. Hanno retto fino al terzo grado di giudizio, dunque, le accuse raccolte dai poliziotti della seconda sezione della squadra mobile di Chieti, coordinati dal pm Giuseppe Falasca. Così come sono state confermate in pieno le conclusioni del tribunale teatino (presidente estensore Andrea Di Berardino), già condivise in secondo grado.
Secondo i giudici, Furgiuele, approfittando del suo ruolo di allenatore, al quale i bambini erano affidati, ha abusato di nove di loro, in diverse circostanze e luoghi: ovvero in casa, sul pulmino dopo le trasferte, in auto al termine degli allenamenti, nel bar dell’impianto sportivo di Santa Filomena a Chieti, in una stanza d’albergo in occasione di una trasferta. Le violenze sarebbero avvenute fra il 2015 e il 2016 e fino a marzo del 2017. In attesa delle motivazioni della Suprema Corte, restano i passaggi della sentenza della Corte d’appello a scandire l’incubo vissuto dalle vittime. «Colpisce l’intensità, via via maggiore, con la quale Furgiuele si accaniva letteralmente sulle sue “prede”, facendole cadere in una sorta di mostruosa ragnatela dalla quale queste non riuscivano a liberarsi», hanno scritto i giudici aquilani. «Deve considerarsi che Furgiuele era uno degli allenatori di punta e godeva di fiducia e stima da parte della società di baseball, nonché dei genitori, che vedevano in lui un tecnico preparato e disponibile. In un contesto apparentemente idilliaco, Furgiuele metteva però in atto una serie di variegate condotte, in maniera abituale, finalizzate al soddisfacimento dei propri istinti. Si è dunque trattato di una costellazione di abusi sessuali, alcuni davvero molto pesanti». La Corte d’appello ha parlato di «capacità persuasiva e manipolatoria» dell’imputato. «Le vittime degli abusi – per la loro tenera età, da alunni delle elementari – erano praticamente soggiogate da Furgiuele, peraltro allenatore della squadra del loro sport preferito e dunque figura maschile adulta di riferimento che avrebbe dovuto, in una situazione normale, aiutarli a sviluppare la loro personalità in maniera sana, preservandoli da esperienze traumatiche e disastrose per la loro sfera sessuale». I genitori delle vittime si sono costituiti parte civile e sono stati seguiti dagli avvocati Monica D’Amico, Vittorio Iovine, Teresa Laviola, Claudia Ottaviano, Livio Sarchese e Maria Teresa Pierfelice. «Non è una festa, oggi nessuna delle vittime gioisce», dice l’avvocato Iovine. «Purtroppo le vittime dovranno continuare a fare i conti con le disastrose conseguenze dovute all’azione di un uomo che ha bisogno di essere curato».