Confiscate case e aziende al boss: ora sono di proprietà dello Stato

23 Ottobre 2021

Il provvedimento nei confronti di Simone Cuppari, già condannato a 28 anni per traffico di cocaina Per i giudici non ha giustificato la provenienza di un patrimonio che vale circa un milione di euro

CHIETI. Diventano di proprietà dello Stato le case e le aziende del boss che trafficava cocaina ed estorceva soldi alle vittime. La guardia di finanza, infatti, ha confiscato il patrimonio di Simone Cuppari, 40 anni, ritenuto il capo della ’ndrina proveniente da Brancaleone (Reggio Calabria) che aveva eletto l’Abruzzo, in particolare Francavilla al Mare, come base per traffici illeciti da milioni di euro. Ieri mattina, le fiamme gialle del comando provinciale di Chieti hanno notificato al pregiudicato «appartenente alla ’ndrangheta» – già arrestato e condannato a 28 anni di reclusione, ma attualmente in libertà – il decreto firmato dal tribunale dell’Aquila come misura di prevenzione patrimoniale, su proposta della Procura distrettuale antimafia, dopo gli accertamenti di finanza e questura teatina.
IL PROVVEDIMENTO
Sono stati disposti i sigilli per tre immobili, due società commerciali e un’impresa individuale riconducibili a Cuppari per un valore complessivo, spiegano gli investigatori, di circa un milione di euro. Si tratta di un patrimonio che era stato già sequestrato lo scorso gennaio. Adesso è arrivata anche la confisca, perché, come si legge sul provvedimento (presidente Alessandra Ilari, giudice Monica Croci e giudice estensore Tommaso Pistone), il 40enne «non è stato in grado di giustificare la legittima provenienza dei beni sequestrati, dei quali è titolare anche mediante l’interposizione di terzi».
LA TESTIMONIANZA
Secondo la difesa, l’acquisto degli immobili sarebbe avvenuto attraverso l’impiego di cambiali che i sottoscrittori avrebbero in precedenza consegnato a Cuppari per comprare autovetture. Ma il tribunale spiega: «Non vi è alcuna prova che quelle cambiali facciano riferimento a crediti effettivi e di provenienza lecita. Infatti Cuppari, nel porre in essere condotte di estorsione e usura, era solito farsi consegnare assegni e cambiali in garanzia del pagamento del debito da parte delle vittime». E nel provvedimento è riportato lo stralcio della testimonianza di una delle vittime di Cuppari, confermata poi in un’aula di tribunale: «Non potendo onorare quanto richiesto, mi si andava a innescare una spirale inarrestabile entro la quale ho versato a Cuppari la somma pari a circa 220mila euro senza estinguere di fatto, al parere dello stesso Cuppari, il debito contratto di 20mila euro». E ancora: «La scellerata e devastante spirale usuraia è durata circa un anno ed è stata contraddistinta da molteplici inoltri di titoli di credito, assegni e cambiali».
LE ACCUSE
Sono sempre i giudici a sottolineare: «Dal 2008, Cuppari si è reso responsabile di numerosi reati, promuovendo e gestendo un’organizzazione criminale volta all’attività di approvvigionamento della droga da varie parti d’Italia, al trasporto e allo spaccio dello stupefacente, sia all’ingrosso che al dettaglio, affiancando spesso a tale attività comportamenti delittuosi configuranti ipotesi di reato quali estorsioni e usura».
LE CONCLUSIONI DEI GIUDICI
Il tribunale arriva a questa conclusione: «Si tratta di un soggetto che, in virtù dei notevoli quantitativi di sostanze stupefacenti gestiti e del denaro ricavato, e considerata l’irrisorietà dei redditi dichiarati nell’ultimo decennio, certamente vive in tutto o in parte con i proventi dell’attività illecita, portata avanti per un periodo di tempo non trascurabile, ovvero nell’arco di quasi un decennio compreso tra il 2008 e il 2016». In definitiva, secondo i giudici, Cuppari «pone in essere in via del tutto sistematica, e senza soluzione di continuità, condotte sicuramente pericolose per la sanità, la sicurezza e la tranquillità pubblica».
LOTTA ALL’ILLEGALITÀ
«L’aggressione dei patrimoni illeciti», spiegano i finanzieri guidati dal colonnello Serafino Fiore e dal tenente colonnello Giuseppe Pastorelli, «consente di colpire le organizzazioni criminali e chi è abitualmente dedito a vivere nell’illegalità nel cuore dei propri interessi, le indebolisce nelle loro finalità riducendone anche la forza di intimidazione sui cittadini e, non meno importante, crea i presupposti per poter restituire alla collettività i beni così acquisiti». Oltre a due abitazioni di 133 e 82 metri quadri e una porzione di fabbricato che si trovano a Francavilla, la confisca è scattata anche per due agenzie di scommesse sportive e una lavanderia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA