Congresso Fuci, i giovani riempiono il Marrucino

Gli universitari cattolici giunti a Chieti da tutta Italia ascoltano gli esperti Vesan: cari ragazzi cercate di formarvi andando all’estero per stage e tirocini
CHIETI. Teatro Marrucino strapieno ieri mattina per la seconda giornata del 65° congresso nazionale della Federazione universitaria cattolica italiana (Fuci), aperto due giorni fa all’università d’Annunzio alla presenza del segretario generale della Conferenza episcopale italiana, Nunzio Galantino.
La Fuci, che ha portato in città oltre 200 universitari insieme a grandi nomi del panorama culturale italiano per riflettere sul rapporto tra mondo della formazione e lavoro, attraverso i due primi incontri lancia un messaggio di positività: nonostante la crisi, il cui colpo di coda non si immaginava così lungo, il paese può ancora puntare sul suo Made in Italy e scommettere sulle capacità d’innovazione dei suoi giovani.
Gli studenti raccolgono la sfida della complessità del momento, tratteggiato sotto il profilo economico dal direttore del “Sole 24 Ore” Roberto Napoletano, ospite della prima giornata, e si candidano a partecipare a questa stagione di cambiamenti sociali ed economici come forza d’avanguardia. Soprattutto chiedono spazi di espressione e modi per poter incidere. Chiedono, cioè, come è stato messo nero su bianco nella relazione introduttiva, di non rimanere solo un oggetto delle riflessioni di altri. «Non vogliamo semplicemente subire le decisioni prese da altri sul nostro futuro», dicono infatti gli organizzatori del congresso, «vogliamo poter essere soggetti attivi di queste decisioni, non con un protagonismo presuntuoso e arrivista, ma con l’umiltà di coloro che desiderano imparare, come compagni e gregari, in questa corsa che è la vita».
Un appello, questo, condiviso dal sindaco Umberto Di Primio che ha dato il benvenuto alla Fuci insieme all’arcivescovo Bruno Forte e al professor Stefano Trinchese in rappresentanza dell’ateneo, e che ha detto di considerare i “fucini” come una vera e propria risorsa, «perché riescono a coniugare il loro impegno nella formazione universitaria con la voglia di essere protagonisti in una società dove tutto tende ad essere omologato». Ieri mattina la parola è passata alla tavola rotonda su università, formazione, politiche giovanili e lavoro, durante la quale sono intervenuti la docente e formatrice teatina Floriana Cesinaro, l’esperto di politiche giovanili e del lavoro all’università della Valle d’Aosta, Patrick Vesan, e Lorenzo Piovanello, Philantropy Advisor. Anche dall’appuntamento di ieri mattina è arrivato il monito a non arrendersi di fronte a un mercato del lavoro in continuo mutamento.
Occorre, ha detto Vesan, saper «gestire il cambiamento, e trovare degli equilibri variabili». Per questo obiettivo è necessario acquisire competenze, avere la capacità di saper sfruttare al meglio le conoscenze acquisite nel periodo di formazione universitaria. Vesan ha suggerito ai ragazzi alcune esperienze che facilitano il raggiungimento di questo scopo, tra le quali: aderire a un progetto di mobilità internazionale, cercare di partecipare a stage o tirocini che mettano alla prova le abilità di ciascuno. Stesso invito a “guardare oltre” è arrivato anche da Piovanello. Ieri pomeriggio, infine, congressisti al lavoro per riflettere sul tema “Vocazione e formazione, sistema università, vincoli di risorse e lavoro come servizio”. (a.i.)

