Contagiata anche una bambina di 11 anni
In città sale a 61 il numero dei positivi: il più anziano è un 90enne. Il sindaco Pupillo: «La metà si è infettata in ospedale»
LANCIANO. Il più giovane lancianese colpito dal coronavirus ha 11 anni, il più anziano 90. Nel mezzo altri 59 casi di persone infette dalle età più disparate. L’età media dei contagiati è di 56 anni. È un primo quadro che emerge sulla diffusione del Covid-19 in città. Un contagio omogeneo sull’intero territorio, contrade e centro città e che abbraccia ogni fascia di età. Molti i giovani, anche di 16, 18 anni, le persone sotto i 40 anni che spesso, per fortuna, hanno sintomi curabili in casa.
A colpire è il dato del più piccolo contagiato: è una bambina di 11 anni che si è infettata in famiglia. Con lei sono emersi ieri altri 3 casi, tra cui il più anziano, un 90enne, che fanno arrivare a 61 i contagiati in città. L’identikit sull’infezione da Covid 19 la si può tracciare sulla base dei dati della Regione e della Asl e poi riportati dal sindaco Mario Pupillo. Incrociandoli e facendo delle medie si notano subito delle particolarità di Lanciano rispetto al resto d’Italia: l’età media dei positivi in città è 56 anni, mentre nel resto del Paese – dati dell’Istituto superiore di sanità alla mano – è di 62 anni (le medie subiscono lievi oscillazioni in base all’evoluzione dell’età dei contagiati). Non solo: a Lanciano, a differenza del resto d’Italia dove sono colpiti da Covid più gli uomini, c’è una situazione paritetica: su 61 positivi, 31 sono maschi e 30 le donne. Invece la predominanza maschile si nota nettamente nei decessi: sui 6 lutti avvenuti, 5 erano uomini, e una donna. «In città abbiamo più decessi maschili», dice Pupillo, «e questo è un dato simile a quello nazionale. La mortalità è maggiore tra gli uomini che spesso hanno più patologie pregresse. Parlando di lutti l’età media in città è di 75 anni, nel resto d’Italia 79. È una conseguenza anche dell’età dei contagi che qui è più bassa. Per quanto riguarda la diffusione», precisa il sindaco, «per la metà almeno è di tipo intra familiare, mentre il resto arriva da ambiente esterno». Un peso notevole l'ha avuto anche l’ospedale Renzetti, focolaio di infezione, ora in via di miglioramento. Dopo decine di contagi, 8 pazienti deceduti (6 infettati in medicina e 2 in ortopedia) reparti chiusi, ora si va verso la normalità: ortopedia, medicina e utic sono già riaperti anche se funzionano con metà dei posti letto proprio per evitare contagi, mentre l’otorino riapre le degenze lunedì prossimo visto che è stato sanificato ma si attende l’esito del secondo tampone a cui è stato sottoposto il personale. E proprio i tamponi e il tempo lungo nelle risposte sollevano proteste in città. Tante le persone in attesa dei tamponi anche da due settimane, soprattutto familiari di persone già infettate.
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