Contributi per la casa, in quattro a giudizio L’accusa: falsificarono la richiesta di fondi

6 Settembre 2017

CHIETI. Avevano fatto in modo di far avere a chi non ne aveva diritto i contributi per l’emergenza abitativa. In particolare Brigitta Berghella aveva approfittato del fatto che la madre, Luciana...

CHIETI. Avevano fatto in modo di far avere a chi non ne aveva diritto i contributi per l’emergenza abitativa. In particolare Brigitta Berghella aveva approfittato del fatto che la madre, Luciana Rapattoni, lavorava all’Ufficio casa di viale Amendola (nella foto) per avere un contributo che non gli sarebbe spettato, retrodatando la domanda con cui lo aveva richiesto. Con questa accusa è partito ieri il processo a carico dell’ex funzionaria dell’Ufficio casa, Rapattoni, della figlia, di Bruna Sacco, dipendente comunale addetta alla protocollazione informatica delle domande, di Adriano Sulpizio anche lui dipendente dell'ente, e di Rita Marinelli, addetta all'istruttoria delle pratiche dell’Ufficio. Tutti, a vario titolo, devono rispondere dei reati di abuso d’ufficio, falsità materiale, distrazione e occultamenti di atti veri. Per la Berghella (difesa da Marco Di Paolo) un difetto di notifica ha fatto sì che la sua posizione fosse stralciata e le carte tornassero al gip. E dunque, tutto quanto fatto sino ad ora per da considerare nullo. Per gli altri (difesi da Monica D’Amico, Domenico Budini e Gianni Del Pretaro) si è andati avanti col processo. L’avvocato D’Amico, a difesa di Suplizio, ha prodotto una documentazione da cui si deduce che quando il suo cliente era in ferie il computer da lui utilizzato al lavoro era comunque in attività. Il tutto per dimostrare che quel computer utilizzato per contraffare i dati a favore della richiesta della Berghella era accessibile a tutti. (a.i.)