Convince il piano della Emarc, speranza per gli ex Honeywell

Atessa. Piace al Mise la proposta dell’azienda dell’indotto Sevel e con sede a Cerratina di Lanciano Previste 162 assunzioni, di cui 110 già nel 2019: tutti manterrebbero lo stesso trattamento salariale
ATESSA. La terza proposta, quella della Emarc, azienda dell’indotto Sevel che produce particolari in ferro e in alluminio per Fca e per Renault e che progetta, sviluppa e produce componenti in acciaio per diverse case automobilistiche, è risultata la più interessante tra quelle presentate ieri al tavolo del ministero dello Sviluppo economico (Mise) per il “dopo-Honeywell”.
Il piano industriale era stato presentato fuori tempo massimo, ma giudicato comunque valido dai tecnici del Mise, tanto da rimandare l’incontro con i sindacati, Invitalia e Regione Abruzzo in attesa che venisse presentata ufficialmente la proposta.
Sul nome dell’azienda inizialmente si era mantenuto il massimo riserbo, ma ieri pomeriggio, a Roma, il piano ha fatto intravedere più di qualche spiraglio per la reindustrializzazione della Honeywell e proprio grazie a questa azienda, già presente in Abruzzo con uno stabilimento nella zona industriale di Lanciano, a Cerratina, e con ramificazioni in tutto il mondo. Dal 2017, infatti, la Emarc, che in passato aveva avuto qualche problema, fa parte del gruppo cinese Baowu (Shanghai Baosteel Group Corporation), il maggiore gruppo siderurgico cinese e uno dei maggiori produttori mondiali di acciaio.
Molto gradita ai sindacati è risultata la prospettiva sulle assunzioni: 162 sono i lavoratori ex Honeywell che sarebbero reimpiegati, di cui 104 diretti e 110 assunti già nel 2019. Tutti manterrebbero lo stesso trattamento salariale della Honeywell. In due anni la Emarc investirebbe in Val di Sangro nell’ex stabilimento della fabbrica dei turbo, quasi 21 milioni di euro con nuove linee e nuove lavorazioni.
«Questa proposta rispetto alle due presentate», dichiara Ferdinando Uliano, segretario nazionale Fim-Cisl, «ha un impatto migliore in termini occupazionali, sul piano qualitativo, tipologia a contrattuale e garanzia salariale e sul piano quantitativo del numero di occupati. Anche la questione tempi è la più vantaggiosa: tutto si realizzerebbe i due anni, un elemento importante visto che i lavoratori sono stati licenziati il 4 aprile scorso. In sede ministeriale ci è stato assicurato che le attività e l’impatto occupazionale è aggiuntivo a quello degli attuali dipendenti Emarc. Abbiamo sollecitato Honeywell a fare una valutazione in tempi brevi e a considerare le ipotesi con maggiore impatto occupazionale, nello stesso abbiamo sollecitato le istituzioni ad individuare soluzioni anche per le altre proposte così da cogliere l’obiettivo della piena occupazione».
«Fermo restando la valutazione sulla solidità finanziaria di questo progetto», sostiene Alessio Di Giovanni, Rsa Uilm-Uil Honeywell, «che dovrà fare la Honeywell, l’ipotesi sembra fattibile. Speriamo che si realizzi in tempi brevi e finisca questo martirio della Naspi. Stare in disoccupazione dopo 20 anni passati in un'azienda come la Honeywell è drammatico, abbiamo fretta di tornare a lavorare».
«La proposta è buona», aggiunge Nicola Manzi, segretario Uilm Chieti-Pescara, «anche perché garantisce la stessa retribuzione che i dipendenti percepivano prima. Il fatto che il gruppo faccia parte di una società cinese, inoltre, è molto positivo perché i cinesi hanno volontà di espansione e solidità economica».
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