Convocazione-bis del consiglio, l’opposizione diserta la riunione

Strascichi dalla seduta di venerdì con la maggioranza senza numero legale sulla vicenda Labbadia «Ennesimo boicottaggio sulla delibera dell’incarico al segretario. Il presidente Febo poi è di parte»
CHIETI. Opposizione e maggioranza ai ferri corti al Comune di Chieti. Ieri mattina tutti i gruppi di minoranza - Lega, Fratelli d'Italia, Azione politica, Unione di centro, Forza Chieti, Chieti viva e lista Di Iorio sindaco - hanno disertato in blocco la conferenza capigruppo indetta per convocare la nuova seduta di consiglio comunale. Nella seduta di venerdì, infatti, la maggioranza senza numero legale non è riuscita a discutere la contestata delibera sui compiti del segretario generale Celestina Labbadia. Il sindaco Diego Ferrara stava cercando di far approvare la delibera - che proroga la convenzione con il Comune di Torrevecchia Teatina per la gestione in forma associata dell'ufficio di segretario comunale - già dalla seduta consiliare del 24 ottobre, quando parte della maggioranza, contraria alla proroga della convenzione, lo aveva costretto a ritirare la delibera. Il 24 ottobre Ferrara si era dunque ritrovato in minoranza, venerdì scorso, invece, a causa di un ritardo di un consigliere e dell'assenza di un intero gruppo consiliare (Liberi a sinistra con Silvio Di Primio, Edoardo Raimondi e Valentina De Luca), è rimasto senza numero legale e dunque adesso sta cercando di nuovo di riportare la delibera in aula. Per questo motivo ieri si è riunita la conferenza capigruppo, una riunione contestata a spada tratta dalle minoranze, che infatti non si sono presentate, parlando di «ennesimo boicottaggio della maggioranza sulla tanto voluta delibera, relativa al segretario generale, a cui ha fatto seguito una serie di dichiarazioni pregne di puerili giustificazioni omettendo volutamente la valenza politica dell'assenza in aula di un intero gruppo consiliare che sostiene il sindaco». A parlare sono i capigruppo Mario Colantonio, Carla Di Biase, Serena Pompilio, Mario De Lio, Maurizio Costa, Giampiero Riccardo e Bruno Di Iorio. Questa volta l'attacco non è solo contro il sindaco, di cui tornano a chiedere le dimissioni, ma anche contro il presidente del consiglio comunale Luigi Febo, «dimostratosi ancora una volta», dicono, «inadeguato a svolgere funzioni super partes». L'accusa è di aver convocato di notte una commissione capigruppo per la mattina successiva, «il tutto in spregio«, sottolineano, «al rispetto delle norme del regolamento comunale e delle più elementari regole democratiche poste a tutela di tutti i consiglieri, soprattutto quelli di minoranza, e di cui lo stesso continua a dare un'interpretazione partigiana con lo scopo di porre rimedio alle palesi mancanze istituzionali e politiche dell'intera amministrazione. La convocazione in termini così stretti è possibile solo per ragioni di urgenza che deve dipendere da fattori oggettivi e non dall'inerzia e dalla litigiosità della maggioranza. E deve comunque essere preceduta da un ufficio di presidenza che, inutile dire, non si è tenuto nel caso di specie. Come se ciò non bastasse la convocazione prevedeva che la capigruppo si tenesse in videoconferenza nonostante ciò non sia previsto dal regolamento appositamente varato e dopo che l'ipotesi era stata esclusa nel corso di una precedente riunione anche da alcuni gruppi di maggioranza».
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