Cor-Tubi, c’è apprensione: a rischio trenta dipendenti

Fabbrica in difficoltà dopo che parte della produzione è andata a un’altra azienda De Lutis (Cgil): a breve lo stabilimento di Atessa non avrà più ragione di esistere
ATESSA. C'è apprensione alla Cor-Tubi (ex Cornaglia), fabbrica che impiega una trentina di dipendenti e che realizzava, fino allo scorso agosto, serbatoi per i Ducato a metano. La commessa, l'estate scorsa, è passata ad uno stabilimento del torinese. Nello stabilimento restano alcune lavorazioni per componenti automotive e di marmitte per mezzi agricoli. Troppo poco per sopravvivere e per stare a galla soprattutto nel corso della più grave crisi economica dal dopoguerra, dovuta agli effetti della pandemia da Covid-19. A lanciare l'allarme è la Fiom-Cgil per voce del segretario provinciale Andrea De Lutis. «Temiamo il disimpegno sul territorio da parte dell’azienda», spiega, «togliendo una parte importante della produzione si rischia di soccombere totalmente. Nello stabilimento di Atessa si fa poco e quel poco che resta lo stanno togliendo. Fra un po’ lo stabilimento non avrà più ragione di esistere». L’allarme era stato già lanciato agli inizi di agosto. Da allora tuttavia l’azienda ha assunto un manager per valutare la situazione del gruppo e la sua riorganizzazione. Anche ad Atessa è stato assunto localmente un manager che sta cercando nuove commesse sul territorio. Ma il periodo è quello che è e le prospettive sembrano tingersi di fosco di giorno in giorno. I lavoratori finora hanno usufruito della solidarietà, ammortizzatore che tuttavia è terminato. In questo periodo è rimasta da sfruttare una parte della cassa integrazione ordinaria e si stanno alternando giornate lavorative e giornate coperte da cassa integrazione Covid. Ma la situazione non potrà durare ancora a lungo. A breve è previsto un nuovo incontro tra azienda e sindacati che nei mesi scorsi avevano fatto appello al fatto che avere una filiera di lavorazioni destinate alla Sevel in Val di Sanfgro, potrebbe essere vantaggioso non solo per Fca che avrebbe tutto quello che necessita a chilometro zero a costi più contenuti, ma anche per l’intero territorio che potrebbe avvantaggiarsi di nuove opportunità di lavoro. «Nonostante le difficoltà riscontrare finora», conclude De Lutis, «continuiamo a nutrire aspettative nei confronti dell’azienda e ci aspettiamo che sappia tutelare i suoi dipendenti. L’obiettivo è salvare il lavoro prendendo altre commesse, in modo da tenere al riparto lo stabilimento dalla chiusura e i lavoratori dal licenziamento».

