«Cornetti, aperitivi e feste siamo gli eroi del centro»

9 Gennaio 2019

La sfida quotidiana di bar, pizzerie e ristoranti per tenere in vita corso Marrucino Christos: città deserta, ma andiamo avanti. D’Orazio: abbiamo bisogno degli studenti

CHIETI. Sempre meno uffici, iniziative saltate all’ultimo momento e pochi investimenti pubblici per le manifestazioni. Sono bar, pizzerie, gelaterie e pub a tenere in vita il corso Marrucino. Alcuni resistono da 30 anni, altri hanno aperto da poco, altri ancora hanno cambiato gestione. C’è sempre meno movimento in centro, ma le serrande dei locali storici di Chieti restano alzate. E restituiscono, seppur tra mille difficoltà, un po’ di vitalità a una città sempre più deserta. «Siamo gli eroi del quartiere», dice Christos Cotsias, che da 25 anni gestisce il bar della Trinità. «Una volta c’erano uffici, militari, studenti. Era un piacere vedere la città viva e piena di gente. Ora non c’è più nessuno. La colpa è di chi ci amministra. I nostri politici pensano solo ai centri commerciali e alle Ztl. La sera qui c’è il coprifuoco. Dopo le 18, si vedono solo i fantasmi. Sono stati i politici a rendere la città deserta. Prima avevo 7 dipendenti, ora ne ho uno solo. Ma resisto e vado avanti, nonostante tutto».
CORNETTO E CAPPUCCINO. Sono 6 i bar del corso Marrucino. La giornata inizia alle 7 con cornetto e cappuccino. «La mattina si lavora di più», spiega Domenico Lacorte, titolare del bar Impero, «perché c’è più movimento. Il problema è il pomeriggio perché non si vede più nessuno. La città non è più come prima. Quando ero piccolo, ricordo che per il Corso dovevi chiedere il permesso per passare. Oggi, invece, non c’è più niente. Ma andiamo avanti: siamo aperti tutti i giorni e lavoriamo con il sorriso». Resiste anche lo storico Gran Caffè Vittoria, affollato soprattutto la mattina. «Sopravviviamo perché, oltre al bar, abbiamo anche la ristorazione e il catering e mettiamo a disposizione il locale per le conferenze», racconta la titolare Gabriella D’Orazio. «Bisognerebbe riportare gli uffici e almeno una facoltà dell’università in centro perché la città vive grazie ai ragazzi». Alla Trinità c’è il bar Sigismondo, che ha cambiato gestione. «Sono qui da due anni», dice la responsabile Maria Rosaria Profico, «prima lavoravo allo Scalo e a Pescara e quando sono salita in centro ho notato subito le differenze. Purtroppo, la città si è svuotata».
«CENTRO VUOTO». A piazza Valignani, davanti al teatro, Rita Pasqualone e Marcello Riccitelli gestiscono il bar Nuovo Caffè Teate. «Il centro è vuoto e l’amministrazione non ci aiuta», dice Pasqualone. «Non mi hanno fatto mettere il gazebo coperto all’esterno perché mi hanno detto che era incompatibile con il contesto storico e architettonico della piazza. Ma l’inverno dove le metto le persone? I problemi ci sono, ma si va avanti».
PRANZO E APERITIVI. Lungo il Corso, proseguendo verso il Magico Alverman, Marco Ciufici, titolare del Cafè M&M, sta apparecchiando i tavoli per il pranzo. «Sono qui dal 1992», dice, «sono cambiate tante cose in questi anni, ma sopravviviamo ancora con quei pochi uffici che sono rimasti». Da 30 anni, a piazza Vico, c’è Bon Bon di Mirta Pesa, storica fondatrice, e Simona Mancini. Un altro locale storico, frequentato da studenti, avvocati e professionisti, che tiene viva la città. «Siamo l’unico bar che resta aperto fino a tarda notte», dice la dipendente Tania, che lavora dietro il bancone insieme a Mabel. «Abbiamo una pasticceria di qualità, ottimi aperitivi e distillati. Lavoriamo sempre con il sorriso». Un altro locale che punta sui giovani è bar Italia, aperto da Daniele D’Antonio, che a Natale ha organizzato tante feste. «È un momento difficile», spiega D’Antonio, «tocca a noi differenziare l’offerta. I giovani sono il nostro target anche se il movimento è poco. Riportare gli uffici e gli studenti in centro sarebbe una grossa cosa. Ma non ci lamentiamo e andiamo avanti». Fuori dal Corso, in via Arniense, è diventato un punto di ritrovo anche il bar Piazzetta Teatro di Toni De Luca. Un altro che tiene accese le luci su Chieti.
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