Così Guardiagrele spalanca le porte agli immigrati

22 Febbraio 2017

GUARDIAGRELE - Adottato dalla giunta comunale il provvedimento di volontà di adesione alla rete Sprar, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, costituito dalla rete degli enti...

GUARDIAGRELE - Adottato dalla giunta comunale il provvedimento di volontà di adesione alla rete Sprar, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, costituito dalla rete degli enti locali che accedono alle risorse del fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo del Ministero dell'Interno. "Con l'adesione a questa rete, supportata e guidata anche dall'Anci e finanziata interamente dal Ministero dell'Interno - ricorda l'assessore comunale alle politiche sociali Inka Zulli (foto) - gli enti locali, con il supporto di realtà del terzo settore, possono garantire interventi di " accoglienza integrata " che superano la sola distribuzione di vitto e alloggio. Per gli immigrati, si possono infatti prevedere altre misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio economico. In questo modo - aggiunge Zulli - si ha la possibilità di evitare che molti di loro stiano senza far nulla per un tempo prolungato e abbiano invece la possibilità di collaborare con la nostra società ". Zulli, evidenzia che l'amministrazione comunale è fermamente convinta degli effetti positivi dello Sprar, innanzitutto perché con questa rete, si può evitare il futuro collocamento nel territorio comunale di altri Cas , oltre quello già presente in via Colle Granaro che ospita circa sessanta persone. "Lavorare poi con altri enti - continua Zulli - porta sicuramente benefici in termini di condivisione di problematiche ed esperienze, in più si possono anche ottimizzare le risorse. Va poi ricordato - aggiunge Zulli - che con la rete Sprar, non saranno più le Prefetture ad avere il controllo di queste strutture, ma sarà direttamente l'ente comunale a fissare uno schema progettuale, il più possibile aderente ai bisogni e alle caratteristiche del territorio. La governance - conclude Zulli - passa quindi in mano alle amministrazioni comunali che possono tornare a decidere, insieme alla comunità, numeri, modalità e soggetti da coinvolgere per organizzare l'accoglienza”. (g.i.)