Covid, così cambia l’assistenza: Ricci a capo del nuovo servizio

L’ex sindaco alla guida dell’Unità di coordinamento territoriale che ha sede nel vecchio ospedale Si attende l’attivazione di un numero a disposizione dei medici di famiglia per la gestione dei pazienti
CHIETI. La sanità territoriale si riorganizza in vista della nuova ondata Covid. A Chieti il punto di riferimento della medicina del territorio sarà il vecchio ospedale, dove si trova anche il centro vaccinale, preso d’assalto in questi giorni dopo il via alle quarte dosi. Negli stessi spazi destinati alla vaccinazione ha sede infatti l’Ucat (Unità di coordinamento dell’assistenza territoriale), gestita dal medico infettivologo ed ex sindaco Francesco Ricci. L’assessore regionale alla sanità Nicoletta Verì ha incontrato i rappresentanti delle medicina territoriale, tra cui il medico di base di Ripa Teatina Mauro Petrucci, delegato dell’Ordine dei medici della provincia teatina e responsabile provinciale della Federazione dei medici di medicina generale. Petrucci ha avanzato la proposta, accolta dall’assessore Verì, di avviare una campagna di comunicazione sul territorio in modo da affrontare diversamente questa nuova fase della pandemia. Il medico ha anche sollevato il problema del carico burocratico che vessa i medici di base e intralcia il loro lavoro, criticità sottolineate anche al dal sindaco Diego Ferrara.
L’EMERGENZA
La maggiore preoccupazione è come contenere il notevole afflusso di pazienti al pronto soccorso. Da questo punto di vista i medici di base sono fondamentali per fare da filtro. «Capita però», dice Petrucci, «che soprattutto nei giorni prefestivi e festivi, l’accesso è spontaneo, a nostra insaputa e spesso superfluo. Abbiamo convenuto tutti che oramai si è passati dalla fase pandemica a quella endemica, a più alta diffusibilità del virus e a minore impatto clinico. Ci troviamo nella medesima condizione delle comuni infezioni da virus respiratori, la cui attenzione deve essere rivolta ai sintomatici gravi, ai fragili e ai portatori di patologie importanti. Per quanto riguarda tutti gli altri è sufficiente un atteggiamento di vigile attesa e di rassicurazione. Ho sottolineato la necessità di rivedere la comunicazione dando le giuste informazioni e rassicurando i pazienti su questa nuova fase. La mia proposta di affidarsi a una campagna di informazione capillare è stata accettata e l'assessore si è impegnata a promuoverla a brevissimo».
LE NUOVE MODALITà
Cambiano anche le modalità da seguire per la gestione territoriale del Covid. Le Usca (Unità speciali di continuità assistenziali nate per seguire i pazienti Covid a casa) sono state soppresse, ma le attività sono state trasferite all’Ucat di Ricci. La Asl dovrebbe attivare un numero unico per l’assistenza Covid a disposizione dei medici di base, in funzione 7 giorni su 7, che dovrebbe essere quello dell’Ucat. Nasceranno anche altri organismi chiamati Cot, che faranno sempre riferimento all’Ucat e serviranno a tessere una rete per non lasciare solo il medico di famiglia a gestire i pazienti Covid. La Asl ha intenzione anche di attivare ambulatori Covid territoriali e rsa Covid.
MEDICI E BUROCRAZIA
«Da ex medico di famiglia che ha vissuto intensamente gli anni della pandemia», dice il sindaco Ferrara, in pensione da gennaio scorso, «sono certo che il contributo che può e deve dare il medico di famiglia sarà proporzionale alla diminuzione del carico burocratico a cui i medici sono sottoposti. Per migliorare l’assistenza reale alla popolazione, occorre che i medici di famiglia siano, se non liberati, almeno alleggeriti dalla burocrazia che rappresenta il 70% del carico di lavoro quotidiano. Io restavo fino alle 11 della notte a compilare schede, segnalare pazienti, richiedere tamponi e immettere i dati su positività e negatività sui registri».
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