Covid, sì alle visite ai ricoverati L’esperto: è la medicina migliore

17 Maggio 2021

La Rianimazione riapre ai parenti dei malati: è la prima volta dall’inizio dell’emergenza sanitaria Il primario: «La pressione sul reparto è diminuita, ora è possibile organizzare gli incontri in sicurezza»

CHIETI. Il reparto di Rianimazione dell’ospedale di Chieti riapre alle visite dei parenti anche per i pazienti Covid. Da questa settimana, con il calare della pressione sul reparto cuore della lotta al coronavirus, vengono riammessi i familiari, almeno per i pazienti svegli. Le visite possono essere fatte su appuntamento, a turno, poche persone al giorno e nel rigido rispetto delle regole anti-Covid. Lo conferma il direttore del reparto di Rianimazione anestesia e terapia intensiva, il professor Salvatore Maggiore, che sottolinea quanto sia importante la presenza dei parenti accanto ai malati. In tema di umanizzazione delle cure, si tratta sicuramente di una svolta importante.
«A parte nel primo periodo della pandemia», dice Maggiore, «in cui siamo stati tutti presi un po’ alla sprovvista dall’avvento del virus e abbiamo adottato misure anche un po’ draconiane, già nel successivo mese di maggio abbiamo iniziato a sentire l’esigenza di riammettere i parenti. Sia per una questione di umanizzazione delle cure, sia dal punto di vista terapeutico, perché la presenza di un familiare per un paziente equivale a una medicina. Per quanto riguarda un reparto come il nostro, può succedere che dobbiamo somministrare farmaci calmanti ai pazienti che escono da un lungo periodo di anestesia, la presenza di un parente può portare alla riduzione dei farmaci che si somministrano per cercare di calmare questo tipo di malati. E dunque siamo stati noi i primi ad attendere di poter riaprire le porte ai familiari dei ricoverati. Adesso che la pressione sul nostro reparto si è ridotta, possiamo finalmente riammettere i parenti. Per ora procediamo a piccoli passi, perché la presenza in reparto dei familiari richiede anche un minimo di assistenza infermieristica, perché bisogna essere certi che vengano rispettate tutte le regole anti-Covid. Anche per questo abbiamo dovuto sospendere le visite quando il reparto era strapieno: gli infermieri non ce la facevano a seguire anche i parenti. Ora che i dati dei contagi sono calati, con il conseguente calo dell’ospedalizzazione, abbiamo potuto riprendere questa pratica importantissima per il paziente, per i familiari e per lo stesso personale sanitario».
Il reparto gestito dal professore universitario della d’Annunzio, grazie alle recenti ristrutturazioni, ha ora 26 posti letto. L’emergenza pandemica ha fatto sì che 18 posti letto venissero destinati ai pazienti Covid e 8 a quelli non Covid, dove le visite sono state sempre permesse anche durante le fasi più dure della pandemia.
Attualmente tutto il reparto non Covid è occupato, mentre nell’area Covid ci sono solo 6 pazienti. Secondo l’ultimo report settimanale che l’epidemiologo Asl Pasquale Falasca compila ogni domenica, il numero dei casi ricoverati per Covid è sceso questa settimana, in tutte le strutture sanitarie Asl, a 62, facendo registrare un calo del 26,2% rispetto alla settimana precedente.
La campagna di vaccinazione, inoltre, inizia a dare i propri frutti proprio su quelle categorie, come anziani e fragili, che più rischiano di finire nel reparto diretto da Maggiore. L’83,7% degli over 80 residenti in provincia è stato vaccinato con la prima dose e il 70,8% con la seconda. Le persone di questa classe di età vedono ridurre il proprio tasso di incidenza del virus del 62% dallo scorso mese di aprile (la riduzione è del 40% per tutte le età), in particolare tra coloro che soffrono di patologie croniche.
«Abbiamo sentito troppe volte storie di malati entrati in ospedale per Covid e poi, a seguito dell’aggravamento delle condizioni, venuti a mancare senza che i parenti abbiano più potuto rivederli. Sono cose che non dovranno più capitare», sottolinea Maggiore nell’esprimere soddisfazione per la riapertura del reparto ai parenti.
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