Cozzolino in aula da imputato Spaccio e estorsione le accuse

17 Gennaio 2016

VASTO. Questa volta torna in aula in veste di imputato e con lui altri 17 indagati che hanno chiesto il rito abbreviato.L'accusa è associazione di tipo mafioso, estorsione e traffico di sostanze...

VASTO. Questa volta torna in aula in veste di imputato e con lui altri 17 indagati che hanno chiesto il rito abbreviato.L'accusa è associazione di tipo mafioso, estorsione e traffico di sostanze stupefacenti.

Lunedi all'Aquila è in programma il processo a Lorenzo Cozzolino, il collaboratore di giustizia che con le sue rivelazioni da brividi fatte tre anni fa sollevò un inquietante velo sulla cronaca Vastese. Con Cozzolino compaiono in veste di imputati, la moglie, Italia Belsole, la figlia Giovanna, e alcuni personaggi chiave delle sue rivelazioni, Carmine e Ferdinando Bevilacqua, l'argentino German Ochsyadt, Lucia Suchella, più figure minori. Diciotto delle 81 persone finite in giudizio al termine della maxi operazione “Adriatico”, scaturita dalle confessioni di Cozzolino ripetute più volte in videoconferenza. L’uomo ha svelato un presunto patto con i rom per la gestione del traffico della droga dalla Campania all'Abruzzo. Anche lunedi non sarà in aula ma seguirà la discussione del processo e le richieste del pm in video-conferenza nell'aula del tribunale dell'Aquila.

Con un altro collegamento sarà presente anche la moglie, Italia Belsole. Un esercito di avvocati sta preparando in queste ore le arringhe difensive, fra loro Giovanni Cerella, Fiorenzo Cieri, Marisa Berarducci, Arnaldo Tascione, Antonello Cerella. Raffaele Giacomucci, Emanuela De Nicolis, Nicola Artese, quest'ultimo legale di Cozzolino. Il collaboratore di giustizia ha ripetuto più volte le inquietanti rivelazioni fatte nel 2013 e ritenute attendibili dagli investigatori arrivando ad accusarsi dell’omicidio del suocero. Pare che sia stato proprio l'omicidio a portare l’ex capoclan a Gissi. Tanti i nomi snocciolati e i personaggi coinvolti,compresi i familiari.

L'uomo chiave dell'operazione " Adriatico" ha rivelato la presenza nel Vastese di un clan che dal 2011 fu impegnato a finanziare le proprie casse e i collegamenti con l’Olanda e l’Albania. Trentuno accusati finirono anche in carcere. La maxi operazione venne coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia.

In città arrivo anche il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti. Subito dopo il blitz Roberti ammonì le autorità del territorio. «L’Abruzzo deve stare attento, è appetibile alle mafie. Altro che terra felice e immune dagli attacchi malavitosi». Il processo in corso è firmato dal procuratore distrettuale antimafia dell’Aquila, Fausto Cardella, i sostituti procuratori Antonietta Picardi e David Mancini, oltre che dal sostituto procuratore di Vasto, Giancarlo Ciani, ora a Chieti. (p.c.)