Crac ex Lanciano calcio, assolto Angelucci

Prescritto per la Cassazione il reato di bancarotta semplice. Per Di Stanislao e Patrizi chiesta la rideterminazione della pena
LANCIANO. La Cassazione mette, in parte, la parola fine alla vicenda giudiziaria relativa al crac da due milioni di euro della SS Lanciano calcio, fallita nel 2008 quando era presieduta da Paolo Di Stanislao. Coinvolti nel crac, nel riciclaggio di assegni, truffa e reati fiscali, erano il presidente Di Stanislao, la compagna Patrizia Bernandi Patrizi, Antonio Alimonti, Paolo Massari, Giuseppe Ielo, Riccardo Angelucci, Alfredo Di Paolo e Gino Sammarco. In Cassazione sono arrivati i ricorsi di tutti, tranne che di Sammarco e Di Paolo che in appello erano stati assolti.
Per quanto riguarda Di Stanislao e la Patrizi la V sezione della Cassazione li ha assolti per prescrizione dal reato di bancarotta documentale; invece per tutti gli altri reati di cui erano a vario titolo accusati -ossia bancarotta fraudolenta, truffa, riciclaggio, reati fiscali, distrazione di fondi- i supremi giudici hanno inviato gli atti alla Corte di appello di Perugia per rideterminare la pena. Che in primo grado era stata di 7 anni per Di Stanislao e di 5 per la Patrizi, scesi in appello rispettivamente a 6 anni e mezzo e 4 anni e 9 mesi. In pratica per i due la Cassazione ha rigettato il ricorso e chiesto ai giudici perugini solo di valutare l’entità della condanna. A Perugia vanno anche gli atti di Alimonti, impiegato di banca romano condannato in appello a tre anni e 6 mesi. In questo caso la Cassazione vuole che a Perugia si riesaminino i documenti. Tira, invece, un sospiro di sollievo Riccardo Angelucci, rappresentato dall’avvocato Alessandro Orlando. Angelucci, che era succeduto al padre Ezio al timone del Lanciano, è stato assolto per prescrizione dal reato di bancarotta semplice. Già in appello aveva visto la condanna di primo grado ridursi sensibilmente: da due anni e 6 mesi era passato a 9 mesi, poiché la bancarotta era stata riqualificata da fraudolenta in semplice. Angelucci in questo processo era anche parte lesa, vittima della truffa che sarebbe stata architettata da Di Stanislao, Patrizi e Ielo, i quali si sarebbero impossessati del Lanciano calcio, del valore di 700mila euro, senza pagare nulla, perché garantirono l’acquisto con una polizza fideiussoria risultata scoperta. Gli ermellini hanno poi confermato la pena per Paolo Massari, 65 anni, romano, legale rappresentante della società dal 10 novembre 2006 al 7 giugno 2007, a 3 anni e sei mesi di reclusione. E anche quella di Giuseppe Ielo, 60 anni, rappresentate della società dal 28 agosto al 10 novembre 2006, il quale in appello era stato condannato a due anni. Chiuse le posizioni di Angelucci, Massari e Ielo, restano aperte quelle di Di Stanislao, Bernandi Patrizi e Alimonti che calcano le aule di tribunale dal 2012, quando partì il processo a Lanciano, a 4 anni dal fallimento della società poi rilevata dalla famiglia Maio che ha, a sua volta, tirato i remi in barca nel luglio 2016. (t.d.r.)
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