Crescono i beni tolti ai criminali «Insegniamo ai Comuni a gestirli»

12 Marzo 2023

L’associazione Libera presenta il bilancio annuale ai soci: più immobili confiscati rispetto al 2022 La referente nazionale Giannone: puntare sulla formazione, Santa Maria Imbaro esempio virtuoso

CHIETI. Una regione dove aumentano la consapevolezza della percezione dei fenomeni criminali e i progetti a scopo pubblico e sociale legati ai beni confiscati. Una regione che sta crescendo in capacità di gestione ma che può farlo ancora. È la fotografia dell’Abruzzo scattata da “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, che ieri a Chieti ha tenuto l’assemblea regionale. Un appuntamento nel quale l’associazione fondata da don Luigi Ciotti ha illustrato il suo rapporto annuale “Raccontiamo il bene”. Per farlo, nella sala della Cna in via Valera, è intervenuta Tatiana Giannone, referente nazionale di Libera per il settore beni confiscati. Un appuntamento per «rimettere al centro della narrazione le realtà che tutti i giorni gestiscono i beni confiscati, anche dove è più difficile», lo definisce Giannone.
Secondo l’ultimo report, aggiornati a febbraio, nella nostra regione sono 284 gli immobili in gestione: si tratta di quei beni sottoposti a confisca anche non definitiva, quindi ancora in attesa di giudizio a seguito di impugnazione o ricorso, e fino a questo momento gestiti da un amministratore giudiziario nominato dal tribunale. Erano 284 anche nel resoconto del 2022. Nel 2023 sono però leggermente aumentati i beni immobili confiscati e destinati, cioè la categoria di immobili giunta al termine dell’iter legislativo: dalla confisca fino appunto alla destinazione. Ne erano 121 un anno fa, sono 124 adesso i beni trasferiti ad altre amministrazioni dello Stato per finalità istituzionali o usi governativi, o ad enti locali per scopi sociali.
Purtroppo esistono anche casi in cui non si riesce a garantirne un tempestivo riutilizzo per finalità sociali dei beni trasferiti. «Per questo è importante la formazione», spiega Giannone, «bisogna dare modo ai Comuni, soprattutto a quelli più piccoli, di capire come sostenere le realtà sociali che possono avviare i progetti, è necessario formare gli amministratori pubblici». Ma non mancano i casi virtuosi: ieri è stato dato risalto all’esempio di Santa Maria Imbaro, dove sta nascendo “La casa dei mandarini”, un centro polivalente e antiviolenza per la comunità, luogo di aggregazione sociale e di supporto a nuove attività di imprenditoria. «È emblematico che in un Comune molto piccolo un’amministrazione abbia voglia di fare, e dimostri di saperlo fare, in accordo con realtà del territorio», commenta Giannone, «creando un progetto e dimostrando la capacità di ascoltare: è un’esperienza della quale si può fare tesoro». Contributo importante è quello dato dai fondi Pnrr: «Si sta rivelando uno strumento utile, perché grazie a questi fondi possono partire progetti importanti». In Abruzzo sono arrivati oltre otto milioni per contribuire a tredici progetti.
In questi anni nella regione Libera è cresciuta costantemente: «Ad esempio nel 2022 ha compiuto dieci anni la rete di scuole della provincia di Chieti che collabora alle iniziative di Libera», spiega la responsabile dell’associazione, «come molto forte è la collaborazione con il dipartimento di Architettura della d’Annunzio, che lavora tanto sui progetti di riutilizzo e di sensibilizzazione con gli studenti».
È cresciuto quindi «l’impegno in una regione dove di presenza della mafia e di corruzione si parla poco, perché in Italia siamo abituati ad associare i fenomeni criminali alle regioni dove sono più eclatanti e tradizionalmente radicati. Ma questa percezione sta cambiando, grazie anche alle inchieste giudiziarie che hanno fatto emergere organizzazioni criminali magari meno ramificate e grandi». Una presenza che però c’è. Che porta alla confisca di beni da destinare al riutilizzo a scopo sociale, e che perciò «rende necessaria la formazione degli amministratori per il recupero e per il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati».
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