D’Alessandro-Di Primio, grandi accusatori

3 Dicembre 2015

Il sindaco inviò due lettere indignate ad Asl ed Arta. Il Consigliere Pd ha firmato l’esposto “bomba”

CHIETI. Tra i cinque esposti arrivati in Procura sull’aria irrespirabile allo Scalo ci sono anche le due lettere che il sindaco Umberto Di Primio aveva inviato a maggio e ad agosto scorsi. È stato lui il primo, in ordine di tempo, a sottoporre la questione alle forze dell’ordine. A maggio si era recato prima dai carabinieri per denunciare gli odori nauseabondi e qualche giorno dopo, il 12 maggio, aveva redatto una segnalazione ufficiale indirizzata sia alla Procura che ad Arta, Asl, Polizia municipale e Consorzio di bonifica, chiedendo di far luce sui cattivi odori più volte segnalati nella zona. La stessa iniziativa era stata poi reiterata il 24 agosto, visto che la prima volta non aveva sortito alcun effetto. I miasmi avvertiti nella zona che va da Madonna delle Piane fino a San Martino avevano preoccupato subito il primo cittadino anche perché l’area, spiegava lui stesso nella segnalazione inviata alle autorità competenti, «è intensamente abitata e vede anche la presenza di luoghi sensibili come l’ospedale Santissima Annunziata». Per questa ragione, diceva il sindaco, «è necessario per il bene dei residenti, e tanto più dei pazienti dell’ospedale di Colle dell’Ara, comprendere da dove arrivano questi odori e soprattutto se sono semplice puzza o miasmi che contengono elementi nocivi per la salute dei cittadini». Se quella di Di Primio è stata la prima denuncia, l’ultima, in ordine di tempo, ma la più eclatante, è stata firmata dal consigliere regionale del Pd, Camillo D’Alessandro. Annunciando una interrogazione in Consiglio regionale sugli odori nauseabondi di Chieti Scalo, D’Alessandro aveva fatto sapere di aver inviato anche un esposto in Procura. «A nessuno è permesso aggredire il diritto alla qualità della vita dei cittadini», aveva tuonato il consigliere che aveva anche attaccato frontalmente il presidente del Consorzio di bonifica, Roberto Roberti. «Da quando sono stato eletto, nel 2005», aveva infatti detto il consigliere, «ho continuamente posto il tema della governance dei consorzi di bonifica, scontrandomi ogni volta con il presidente Roberti. Nella scorsa legislatura presentai una norma, approvata in Consiglio, che imponeva l’evidenza pubblica per le assunzioni e per gli affidamenti dei lavori per porre fine ad una sorta di “Repubblica a sé”».(a.i.)