Da 18 mesi nell’ex caserma «Non ce la facciamo più»

1 Febbraio 2017

La famiglia Rosato occupò il vecchio stabile dei vigili del fuoco dopo lo sfratto da casa La Asl certifica infiltrazioni e umidità. Ma finora nessuna chiamata per un alloggio

LANCIANO. Con la neve fuori il termometro ha toccato anche -2 gradi nella vecchia caserma dei vigili del fuoco di via Galvani, trasformata per necessità in casa. È qui che, ormai da un anno e mezzo, Alfredo Rosato ha trasferito moglie e due figlie (di cui una minorenne) dopo essere stato sfrattato dalla sua abitazione nel luglio 2015.

Nella casa-non casa sono il freddo e l’umidità i problemi maggiori. Ma non certo gli unici. Le tre stufette usate come riscaldamento non bastano. Nei locali dove prima i pompieri raccoglievano e gestivano le emergenze spesso non ci si spoglia di giacca e cappello, si indossano più maglie una sopra all’altra oppure si rimane sotto le coperte, per trattenere quel lieve tepore. Le macchie di umidità sovrastano la zona notte, ricavata nell’unico stanzone adibito ad abitazione. E sono in cucina dove manca anche il lavello: i piatti si lavano in bagno.

A fine ottobre personale del Dipartimento di prevenzione della Asl ha certificato che l’edificio abbandonato -di proprietà della Provincia- ha «carenze strutturali, infiltrazioni di acqua e umidità diffuse», richiedendo agli uffici comunali anche «una valutazione di staticità dell’edificio» e concludendo che lo stabile «dal punto di vista igienico non presenta i requisiti di abitazione».

Lo sa bene la famiglia Rosato che, però, al momento alternative non ne ha. In questo anno e mezzo non ha scalato alcuna graduatoria per ottenere un tetto sulla testa. Eppure in famiglia lavora solo la moglie, per qualche ora al giorno. L’ultima domanda per un alloggio di proprietà comunale il capofamiglia l’ha presentata lo scorso novembre. Adesso si aspetta la nuova graduatoria. Ma sulla testa di Rosato pende anche una denuncia per l’occupazione abusiva dell’immobile. Il pm aveva chiesto l’archiviazione considerandolo un “caso di necessità estrema”, ma il Gip l’ha respinta e chiesto altre indagini. L’inchiesta adesso è chiusa e per Rosato può scattare il rinvio a giudizio. Il momento del bisogno può essere temporaneo, non permanente, rileva il giudice. Già, ma intanto passano i mesi e l’alloggio non arriva.

«In passato ho sbagliato», dice Alfredo, disoccupato, ripensando a quando ha minacciato di darsi fuoco in municipio, «ma non credo ci siano tante situazioni critiche come la mia. Eppure in questo periodo non sono stato chiamato a lavorare per i Servizi sociali né per spalare la neve. L’ho fatto per alcuni privati che mi hanno dato qualche soldo. Poi, per il resto, ci aiuta tanto la Caritas e io mi arrangio raccogliendo e rivendendo roba vecchia». Tranne i vecchi poster dei film, la sua passione. In questa casa-non casa il tavolo da pranzo è apparecchiato con una pianta, caramelle e il centrotavola, come fosse un vero salotto. Sullo sfondo l’unico mobile buono rimasto, il freddo e l’umidità tutt’intorno.

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