Daita trasferito a Pescara per una infezione

6 Marzo 2016

Si aggravano le condizioni del giornalista di 52 anni ridotto in fin di vita un anno fa per una sigaretta

CHIETI. Due pugni, un solo imputato e un nuovo elemento investigativo, quello della provocazione. La procura ha chiuso l'inchiesta sulla feroce aggressione a Simone Daita, 54 anni, giornalista teatino che, nella notte tra il 28 febbraio e il primo marzo del 2015, venne ridotto in fin di vita per una sigaretta negata.

E ora la situazione sanitaria dell’uomo si aggrava per una grave infezione. Così è stato deciso il trasferimento dalla clinica di Villa Pini all’ospedale di Pescara.

Quasi un anno fa, Simone cadde in coma. Le sue condizioni sono rimaste aggrappate a un filo di speranza per mesi. Ora, purtroppo, il fisico già molto provato dovrà affrontare una nuova battaglia.

Quei due pugni, ha scritto il consulente della procura, Cristian D'Ovidio, gli hanno causato «una grave compromissione neurologica». Per il sostituto procuratore, Giuseppe Falasca, c'è un solo responsabile di quell'atto di violenza avvenuto in pieno centro della città. Sott'accusa è rimasto solo lui, il giovane teatino Emanuele D'Onofrio, 24 anni, difeso dall'avvocato Roberto Di Loreto, al quale il pm contesta le lesioni personali con l'aggravante del danno insanabile. Ma nell'avviso di conclusione delle indagini compare per la prima volta un nuovo elemento. «D'Onofrio, nel difendersi dall'aggressione subìta da Daita», scrive il magistrato, «eccedeva deliberatamente nella difesa perché, raggiunto al mento da un pugno, percuoteva a sua volta l'altro colpendolo con i pugni su entrambi gli zigomi». (y.f.)