Dal carcere al riscatto: corsi per 10 detenuti

14 Dicembre 2019

Formazione professionale per diventare cuoco, progetto della Caritas con il penitenziario teatino

CHIETI. Sono finiti in carcere per reati comuni, «reati di sopravvivenza» li ha definiti il direttore del penitenziario Franco Pettinelli, e ora provano a risollevarsi. Per dieci detenuti di Madonna del Freddo, sei uomini e quattro donne tutti sui trent’anni, l’occasione per cambiare strada è arrivata proprio dal carcere: grazie a tirocini formativi possono imparare un mestiere, diventare cuochi e magari trovare un lavoro. È l’obiettivo del progetto presentato ieri dall’arcivescovo Bruno Forte e promosso dalla Caritas diocesana, diretta da don Luca Corazzari, in collaborazione con la casa circondariale di Madonna del Freddo. Il progetto, finanziato con fondi Cei (Conferenza episcopale italiana), si chiama “Detenzione creativa”. È partito a settembre con tirocini formativi per ottenere la qualifica di operatore di strutture alimentari, il primo gradino per diventare cuoco. I tirocini hanno avuto una parte teorica e una pratica. Quest’ultima si è svolta a Brecciarola nel Villaggio della Speranza di suor Vera D’Agostino. La parte teorica è stata gestita dall’agenzia Focus di Linda Zampacorta. I corsisti più meritevoli saranno assunti con contratti di tirocini formativi nelle aziende che operano nell’ambito della ristorazione, tra cui la Food Service diretta da Angela De Massis.
«Il progetto ha riacceso la speranza tra i detenuti», ha detto Pettinelli, da marzo scorso alla guida del carcere teatino. «Da noi i ragazzi si sono integrati benissimo», ha testimoniato suor Vera, «sia materialmente che spiritualmente. Il 26 avranno un permesso per poter assistere al nostro tradizionale presepe e due di loro ci aiuteranno anche nella preparazione».
«La sfida è contenuta già nel titolo del progetto: “Detenzione creativa”», ha detto l’arcivescovo, «e ci aiuta a ricordare che il detenuto è una persona umana la cui dignità va rispettata e promossa. Allo stesso modo, si potrebbe pensare anche a forme di “accoglienza creativa” per i migranti».
Ieri c’è stato l’esame finale per i 10 corsisti con una cena organizzata al Villaggio della Speranza. (a.i.)
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