Dal Covid al vaiolo delle scimmie Vecchiet: così curiamo i pazienti

7 Agosto 2022

Il primario di Malattie infettive del policlinico traccia la strada per assistere i contagiati dal nuovo virus «Il modello della medicina territoriale usato con la pandemia è vincente, i ricoveri solo se necessario»

CHIETI . Dopo il Covid c’è il vaiolo delle scimmie con un modello da seguire per la cura dei pazienti contagiati dal nuovo virus. Il professor Jacopo Vecchiet traccia la strada da percorrere per evitare che un aumento dei casi del Monkeypox, unita ad eventuali ulteriori ondate di Covid, possano mettere in difficoltà il policlinico Santissima Annunziata di Chieti e più in generale il sistema sanitario.
Il primario di Malattie infettive dell’ospedale teatino ha in cura nel suo reparto la 31enne pescarese che ha contratto il nuovo virus che spaventa il mondo. La donna è stazionaria da un punto di vista clinico e lo stato di salute è buono. Presenta solo le classiche vescicole sulla pelle, uno dei principali sintomi della malattia. «Valuteremo il decorso nelle prossime ore e lunedì (domani per chi legge, ndr) decideremo come procedere», dice Vecchiet. Non è escluso che possa essere dimessa per poi continuare il suo percorso di guarigione a casa. Ed è qui che si apre un nuovo tema: quello della medicina territoriale. A porlo è proprio Vecchiet. «Non sappiamo cosa potrà accadere di qui in avanti, al momento abbiamo un solo caso di vaiolo delle scimmie ma non è escluso ce ne possano essere altri», afferma. «Ritengo, quindi, anche in previsione dell’autunno quando potrebbe registrarsi una nuova ripresa del Covid, che lo stesso modello Covid possa essere utile per la gestione dei casi di questa ulteriore virus». Il riferimento del professor Vecchiet è alle Usca (Unità speciali di continuità assistenziale): «Credo che il lavoro dei medici di queste strutture, i quali tanto bene hanno operato durante la pandemia, possa risultare utile anche a fronteggiare i contagi da vaiolo delle scimmie». Per il primario di Malattie infettive del Santissima Annunziata un’organizzazione simile potrebbe essere determinante nell’organizzazione e gestione soprattutto al pronto soccorso: «Vanno studiati dei percorsi all’interno dell’ospedale tra pazienti che non hanno problemi di tipo infettivo, eventuali positivi al Covid e al vaiolo delle scimmie», continua Vecchiet. «Ecco perché curare a casa i contagiati che non presentano sintomatologia particolare potrebbe essere risultare importante. Abbiamo bisogno dei medici del territorio». Un tema che sarà sicuramente motivo di confronto tra gli esperti.
Intanto, tornando al primo caso di vaiolo delle scimmie a Chieti, continuano le operazioni di tracciamento dei contatti della 31enne. Nelle prossime ore il quadro, sotto questo aspetto, potrebbe essere delineato.
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