Dalla cucina all’aula di tribunale È guerra sul “Risotto Venturini” Finarelli deposita il marchio del celebre piatto: «Per farlo restare a esclusivo appannaggio della città» Ma l’ex cuoca che ha tramandato la ricetta e gli eredi dell’ideatore non ci stanno e annunciano querele

13 Maggio 2024

CHIETI. Rischia di finire al centro di una battaglia legale il celebre risotto Venturini che, dopo essere stato riconosciuto come “prodotto topico”, è diventato oggetto di una querelle in salsa...

CHIETI. Rischia di finire al centro di una battaglia legale il celebre risotto Venturini che, dopo essere stato riconosciuto come “prodotto topico”, è diventato oggetto di una querelle in salsa teatina. Appena dopo il riconoscimento ricevuto, infatti, qualcuno ha depositato alla Camera di commercio il marchio “Risotto Venturini” e “Risotto alla Venturini”. E la famiglia di Venturino Capone, il suo ideatore, non l’ha presa per niente bene. Annunciando querele. A questo annuncio replica l’uomo che ha depositato il marchio, vale a dire il docente teatino in pensione Gianmichele Finarelli che dice di aver preso questa iniziativa «per il bene della città». Finarelli permette l’uso gratuito del marchio all’attuale detentore della ricetta, il cuoco Lorenzo Leva del ristorante Di Renzo, ma a una condizione: «Che questi marchi restino esclusivo appannaggio della città di Chieti».
IL CELEBRE RISOTTO
Venturino Capone lo aveva chiamato all’inizio il “Risotto delle sette note”. Ma poi prese il nome dal suo celebre ristorante, appunto “Venturini”, il locale punto di riferimento della Chieti d’un tempo, dove poteva non essere strano trovare seduti a un tavolo il regista Federico Fellini oppure il ministro di lungo corso Remo Gaspari. Ed entrambi, quando venivano in città, ordinavano per prima cosa un “Risotto Venturini”, piatto cult del ristorante. Il risotto, come rivela Giovina Acquaviva, moglie del figlio del fondatore, era stato ideato a metà degli anni ’50, in occasione di una visita nel capoluogo teatino del presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, in carica dal 1955 al 1962, che aveva l’abitudine di mangiare solo in bianco. È stata proprio la donna, per anni cuoca in servizio nel ristorante, a donare la ricetta originaria del piatto al 23enne cuoco del ristorante Di Renzo, Lorenzo Leva. Del celebre risotto non esiste un’altra ricetta. Tuttavia di quella originale Finarelli risulta ora proprietario del marchio.
PRODOTTO TOPICO
Per celebrarne la storia, legata a doppio filo a quella della città di Chieti, il risotto Venturini a fine aprile scorso è stato dichiarato “prodotto topico”. Vale a dire che si tratta di un prodotto identitario della città. E dunque il risotto costituisce un valore immateriale della città. L’ex docente di educazione fisica Finarelli, in qualità di presidente del “Club Motors”, si è presentato alla Camera di commercio e ha registrato il marchio. L’associazione licenziataria, cioè quella che può utilizzare il marchio, è però un’associazione diversa dal “Club Motors”: si tratta dell’associazione “Benefacio”, un altro organismo, anch’esso presieduto sempre da Finarelli, che lui stesso ha fondato circa due anni fa.
LETTERA AL SINDACO
L’ex cuoca Acquaviva – appoggiata dalla figlia Marianna Capone, dal nipote del capostipite, che ha ripreso lo stesso nome del nonno, Venturino Capone, e dalla moglie Antonietta Viola – ha detto a chiare lettere che ha intenzione di sporgere denuncia contro Finarelli il quale, senza avere in mano alcuna ricetta, e dunque senza avere alcun titolo al riguardo, ha deciso di appropriarsi del nome, depositandolo alla Camera di commercio. Dopo aver saputo della volontà di procedere attraverso la carta bollata, Finarelli ha scritto una lettera al sindaco Diego Ferrara per spiegare la sua posizione. In questa lettera fa sapere di aver costituito «“Benefacio”, associazione senza fini di lucro che si propone di fare del bene alla propria città. Qualche tempo fa, al fine di evitare un ulteriore impoverimento della nostra città, ho depositato i marchi “Risotto Venturini” e “Risotto alla Venturini”, che fanno parte della storia di Chieti e», ribadisce Finarelli, «che non permetterò che siano utilizzati fuori dalla nostra città».
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