Dante Anconetani, una vita dedicata alla pallacanestro

I personaggi della teatinità, l’ex campione della Moretti e della nazionale basket pronto a tornare nella sua amata città per riportare sugli allori la squadra teatina
CHIETI. Dal campetto della villa comunale ai palazzi dello sport più importanti del basket italiano: questo lo straordinario percorso compiuto dal personaggio odierno della mia vetrina: Dante Anconetani. La sua carriera di giocatore, prima, di manager poi con interessi non solo nel basket, ma anche nella editoria e nella comunicazione, si é svolta lontano da Chieti, ma alla sua città, alla sua gente, ai tanti amici che conta è sempre stato legatissimo. Prova recentissima, di questo attaccamento alle radici, ce l'ha offerta la mobilitazione che nel mondo del basket locale è in corso per chiedere che proprio il campetto della villa comunale, nato come teatro all'aperto, ma che per anni è stato il tempio del basket ( ci si svolgevano tornei internazionali, con la partecipazione delle migliori squadre europee e di una selezione di forti giocatori americani, i campionati maschili e femminili delle squadre locali), venga riportato all'antico splendore: Dante vi sta partecipando attivamente, inviando una serie di foto che raccontano quel tempo e offrendo la sua totale disponibilità per dare una mano a ricostruire ciò che purtroppo rischia di andare perduto per sempre. Dante Anconetani,classe 1955, era poco più di un bambino quando vinse il titolo italiano Ragazzi, unico successo giovanile del basket locale, in una squadra di cui faceva parte anche l'attuale presidente della Proger, Gianni Di Cosmo. Dante, senza far torto a nessun componente di quella eccezionale cucciolata, gestita da Boris Sinkovic, il tecnico slavo che a Chieti segnò davvero un passaggio epocale per l'intero movimento, si distinse subito per estro, intuito e capacità tecniche. In campo improvvisava giocate non solo di grande efficacia come risultato, ma anche straordinarie per lo spettacolo che offrivano. Da Anconetani, e qui porto la mia diretta testimonianza non come giornalista, ma come ex giocatore e come allenatore, nascevano le più belle azioni: era un play capace di trasmettere le sue intuizioni ai compagni di squadra, e poi la sua caratteristica forse principale era l'imprevedibilità. Tutto nasceva in un istante, in campo, per superare un avversario, dare un assist, insomma creare gioco, generando immediato entusiasmo in quel gruppo di personaggi della vecchia Chieti che dirigevano la società di basket, come Ulrico De Cesare, Gabriele Talone, i compianti Donatelli, Ussorio, Ucci, Sandro Mili, Carlo Di Giacomo e tanti altri, tra cui il padre di Dante, Franz, personaggio dotato di una carica innata di simpatia che lo rendeva popolarissimo in quell'ambiente.
Si capiva che Dante era un elemento che per le ali che aveva mostrato di possedere sarebbe stato capace di volare alto, ben oltre i ristretti orizzonti locali: infatti dopo la conquista del titolo di campione d'Italia della categoria ragazzi, nell'anno 1968-69 con la maglia della Moretti Chieti, a 16 anni venne chiamato a far parte della nazionale Cadetti, con gente come Villalta, Vecchiato, Benatti, che al campionato europeo si classificò al secondo posto dopo la Jugoslavia. Fece parte anche della nazionale Juniores. A 18 anni, dopo aver dato il suo contributo importantissimo alla squadra locale, lasciò Chieti per andare a giocare in serie A con la Saclà Torino insieme a grandissimi campioni come Romeo Sacchetti, oggi allenatore campione d'Italia con la sua Sassari, Carlo Caglieris, Bruno Riva e Albeto Merlati.
In serie A ha giocato per 13 anni, a Bologna, Fernet Tonic e Fortitudo di cui è stato anche presidente, dal 2013 al 2015, con il Vicenzi Verona e l'Annabella Pavia, città dove oggi vive. Recentemente ha ripreso ad operare nel mondo del basket come general manager della Bakery Piacenza con il compito di portare in alto una società ed un ambiente sportivo che non nascondono di avere grandi ambizioni..
Nella sua vita professionale ha avuto anche una esperienza come editore di un periodico locale che ha avuto molto credito nel territorio interessato, dal 1992 al 2012. Ha gestito per un certo periodo anche un caffè, anzi un bistrò, meglio definito, molto frequentato da sportivi, per tornare poi al suo grande amore, il basket.
Il suo rapporto con Chieti è sempre stato intenso, ricambiato dall'affetto che tutti gli sportivi gli hanno da sempre riservato. Sarebbe anche pronto a tornare per dare il suo contributo nel tentativo di portare la squadra locale ai massimi livelli nazionali. E non è detto che non venga per Dante anche questa occasione, come in tanti a Chieti auspicano, tra quelli che amano il basket e che seguono le vicende sportive.

