Dayco, l’azienda annuncia 135 esuberi

Sindacati sul piede di guerra. Scattano quattro giorni di sciopero fino a sabato
CHIETI. Alla fine il numero degli esuberi è saltato fuori. Sono 135 sui circa 600 lavoratori degli stabilimenti di Chieti e Manoppello. La dirigenza Dayco aveva detto che nel processo di riorganizzazione in corso non ci sarebbero stati esuberi, ma solo spostamenti da un sito industriale all’altro all’interno del gruppo. Le organizzazioni sindacali, però, avevano da tempo iniziato a pensare che le cose non stavano in questo modo e alla fine, nell’incontro di ieri in Confindustria, l’amministratore di Dayco Mondo, Nick Orlando ha svelato che ci sono esuberi.
L’incontro si è svolto in Confindustria alla presenza dei sindacati, dei rappresentanti dell’azienda e dell’associazione industriale. Per i sindacati c’erano Carlo Petaccia e Domenico Ronca (Filctem Cgil), Franco Zerra e Stefano Di Crescenzo (Femca Cisl), Gianni Cordesco e Claudio Musacchio (Uiltec Uil). Per la Dayco, oltre ad Orlando, c’erano il direttore di produzione degli stabilimenti italiani Carlo Fulgenzi e il responsabile del personale dei siti abruzzesi, Silvana Roatta. Per Confindustria c’era, infine, Giuseppe Fontana. L’incontro si è chiuso con l’annuncio dei sindacati di quattro giornate di sciopero, a partire da oggi sino a sabato. Questa mattina, davanti ai cancelli dell’azienda scalina, si terrà un’assemblea dei lavoratori in cui le organizzazioni sindacali riferiranno ai dipendenti quanto è accaduto ieri.
«La situazione è difficile», dice Petaccia della Filctem Cgil, «la Dayco ci ha detto che occorre recuperare competitività e per far ciò bisogna abbassare i costi. A partire da quello del personale. Siamo molto preoccupati perché, tra l’altro, a fronte di questo annuncio, di per sé già sconvolgente, non ci hanno neanche fatto sapere qual è la strategia per il futuro. Il Piano industriale, che stiamo chiedendo da tempo di poter vedere, rimane un mistero».
A questo punto le organizzazioni sindacali temono il peggio. «Se non ci danno le informazioni che chiediamo, soprattutto in relazione al Piano industriale», conclude Petaccia, «è logico che si può pensare di tutto. Anche gli scenari più foschi». (a.i.)

