Dayco rassicura sui posti di lavoro Il sindaco: «L’azienda resterà qui»

Sono stati i dirigenti della multinazionale a chiedere un incontro urgente al primo cittadino Ferrara Ma i sindacati confermano gli scioperi: l’astensione di lunedì e martedì anticipata alle 15 di domenica
CHIETI. Il vertice dello stabilimento teatino della multinazionale Dayco chiede un incontro urgente con il sindaco Diego Ferrara che si rende subito disponibile. E arrivano rassicurazioni sulla paventata delocalizzazione che ha provocato un durissimo sciopero, partecipato quasi al 100% nello stabilimento di Chieti Scalo. «Ho avuto rassicurazioni», dice Ferrara al termine dell'incontro, «che non c’è alcun rischio né di delocalizzazione, né di perdita dei posti di lavoro».
L'INCONTRO CON DAYCOIl vertice c’è stato nel pomeriggio di ieri. Presenti all'incontro il direttore operation Dayco Carlo Fulgenzi, Silvana Roatta HR della Dayco, Luigi Di Giosaffatte e Massimo Cervellini per Confindustria. «Mi sono reso disponibile all’incontro perché nei giorni scorsi avevamo appreso con seria preoccupazione la notizia di una possibile delocalizzazione della Dayco dallo stabilimento di Chieti», riferisce Ferrara, «grazie al confronto avuto, ho ottenuto rassicurazioni che non c’è alcun rischio né di delocalizzazione, né di perdita dei posti di lavoro. Siamo lieti che i vertici aziendali, insieme al quelli di Confindustria abbiano voluto rassicurarci, spiegandoci che si tratta esclusivamente di un progetto per assicurare la continuità produttiva dei tre siti abruzzesi in caso di eventi straordinari legati a calamità naturali e guasti rilevanti. Come amministrazione», aggiunge il sindaco, «avevamo temuto l’ipotesi di una delocalizzazione, sia per l’importanza della realtà industriale in questione, sia per la perdita dei posti di lavoro. A livello istituzionale ci preme che il distretto industriale di Chieti mantenga la sua storia e le sue presenze, per continuare a essere una leva dello sviluppo di tutto il territorio. Continueremo a seguire le dinamiche sia dell’azienda, sia della mobilitazione che si è originata a seguito delle ipotesi paventate, affinché Chieti continui a rimanere un riferimento importante nella vita della società e soprattutto nella vocazione del territorio».
LO SCIOPERO NON SI FERMAIl sindaco Ferrara riferisce anche di voler incontrare a breve le rappresentanze sindacali per spiegare quanto appreso nel corso del vertice e favorire un momento di dialogo con i vertici aziendali. Nel frattempo lo sciopero non si ferma. Anzi è stato ampliato. Oltre alle 48 ore di astensione dal lavoro indette da Cgil, Cisl e Uil per lunedì e martedì prossimo, si è deciso di far partire la protesta mezza giornata prima, vale a dire dalle ore 15 di domenica. Il tutto si aggiunge alle prime due giornate di sciopero che si sono già svolte martedì e mercoledì scorsi. L'astensione dal lavoro è stata molto partecipata: i 329 dipendenti dello stabilimento teatino, interinali compresi, hanno incrociato le braccia quasi in blocco. Buona anche l'adesione nello stabilimento che conta altri 223 lavoratori.
SPETTRO DELOCALIZZAZIONEA far pensare a lavoratori e sindacati che la multinazionale volesse iniziare un percorso di delocalizzazione è stato l’aver scoperto, senza alcun tipo di avvertimento o comunicazione ufficiale, che parte della lavorazione della materia prima per realizzare le cinghie di trasmissione è stata affidata a un’azienda di Trento, la Novurania. La direzione aziendale Dayco, nel confermare la centralità e l’importanza degli stabilimenti abruzzesi e del reparto Semilavorati di Chieti, ha sottolineato che tale progetto di business continuity è di natura esclusivamente protettiva nei confronti dei siti stessi. Una spiegazione che, però, non ha convinto i sindacati.
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