De Magistris esalta i giovani di Zona 22

San Vito. Il sindaco di Napoli: da noi chi occupa spazi pubblici in abbandono riceve elogi non denunce
SAN VITO CHIETINO. Quando il sindaco di Napoli Luigi De Magistris entra nella sala polivalente della Marina, ad accoglierlo ci sono già decine di persone: tutti vogliono ascoltare la testimonianza di un sindaco «di frontiera», di un uomo controcorrente, ma proprio per questo sempre più aderente a ciò che i cittadini vogliono e sperano dalla politica. Il suo linguaggio è semplice, diretto, empatico grazie alla cadenza napoletana, schietto. Si alza in piedi, guarda negli occhi la gente: i ragazzi dei centri sociali (l’iniziativa ha segnato l’inizio del campeggio nello spazio aperto autogestito di Zona 22), amministratori di altri comuni, membri di associazioni, comitati, cittadini, attivisti. Ci sono il senatore Enrico Graziani, il presidente di Nuovo Senso Civico, Alessandro Lanci, il presidente del Forum abruzzese dei movimenti dell’Acqua, Augusto De Sanctis, il professore Giuseppe Ferraro, Maurizio Acerbo di Rifondazione Comunista a ricordare le battaglie ambientali dell’Abruzzo, tutte vinte. De Magistris va dritto al punto: «Consideriamo le occupazioni di spazi pubblici abbandonati, aree oggetto di speculazione o invase dal degrado dei processi di liberazione, non degli atti illeciti. Lo dico da magistrato, non da sindaco. A Napoli, città-rifugio, senza confini, nè barriere, non andiamo dal questore per sgomberare, ma stringiamo la mano a questi ragazzi, vogliamo conoscerli e imparare da tutti gli abitanti della città, tutti uguali nelle loro differenze».
La “sua” Napoli «non è il paradiso, anzi», è «una città ribelle, trovata senza un euro, con un miliardo e mezzo di debito, stanca, arrabbiata, alla deriva. Da cosa abbiamo cominciato? Dal capitale umano, dall’amore, la passione per il territorio, il coraggio, l’identità e l’orgoglio. Il concetto di appartenenza non è un guinzaglio, ma un’opportunità. Ripartiamo da questo». De Magistris strappa applausi, incanta, fa sorridere e sperare. «Abbiamo vinto perché siamo rimasti autonomi, non isolati, contro tutto e tutti: giornali, destra, Pd, presidente del consiglio, quello della Regione Campania. Mi faccio sette chilometri a piedi tra la gente, sono diventato un megafono, un mediatore sociale, ma voglio che sia il popolo il protagonista della democrazia come diceva Calamandrei. Il grande lavoro verso un nuovo modello economico contrapposto al liberismo parte ora, parte da voi».
Daria De Laurentiis
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