Debiti della piscina Comune contro dirigente

20 Gennaio 2018

Dopo la condanna della Corte dei Conti, Di Primio ordina il recupero crediti Secondo i giudici, Di Paolo non impose all’ex gestore di regolare le pendenze

CHIETI. Il sindaco Umberto Di Primio e tutti gli assessori contro un dirigente del Comune per i debiti della piscina comunale lasciati dalla vecchia gestione. Dopo la condanna del dirigente Giuseppe Di Paolo al risarcimento di 15mila euro – secondo la Corte dei Conti, avrebbe tenuto un atteggiamento troppo «blando» verso la Teate Splashing –, l’amministrazione dà il via all’azione di recupero crediti. Uno scontro interno al palazzo: «Si rende necessario», recita la delibera della giunta Di Primio, «procedere al recupero e al pagamento delle somme di cui alla sentenza della Corte dei Conti a favore del Comune». Una delibera che è forma e sostanza: a chiedere una presa di posizione del Comune è stato il procuratore regionale della Corte dei Conti, Maurizio Stanco, che adesso vuole anche sapere «le generalità del responsabile del procedimento relativo al recupero delle somme indicate in sentenza». La giunta ha affidato al dirigente Francesco Palumbo l’incarico di avviare e controllare l’azione di recupero delle somme nei confronti del collega.
L’ex gestione della piscina (fino al 2015) ha lasciato un buco da decine di migliaia di euro: i 15mila richiesti a Di Paolo sicuramente non basteranno a coprire i debiti fatti da altri. È la sentenza della Corte dei Conti a fornire le cifre: «L’associazione sportiva affidataria della gestione dello Stadio del Nuoto», recita il documento, «non solo ha omesso, fin dall’inizio del rapporto, di pagare i dovuti canoni periodici in favore del Comune nonché le bollette idriche, ma si è resa anche inadempiente rispetto agli obblighi, contrattualmente assunti, di eseguire opere di adeguamento accessorie obbligatorie per l’importo di 434.600 euro e interventi di miglioria alla struttura per un importo di 1.026.953 euro». Secondo la sentenza di primo grado – alla quale Di Paolo, assistito dall’avvocato Vincenzo Di Lorenzo, potrà fare appello – l’allora dirigente avrebbe fatto troppo poco: «Pur essendo, all’epoca dei fatti, dirigente del settore preposto a vigilare sulla corretta esecuzione del rapporto contrattuale con il gestore si è limitato a: contestare, blandamente, il solo mancato pagamento del canone annuo; richiedere assistenza al settore tecnico per effettuare un sopralluogo e verificare lo stato di tempestiva esecuzione, da parte del gestore privato, delle migliorie e delle opere prescritte dal contratto. A fronte del diniego di assistenza, opposto dal settore tecnico, Di Paolo non ha poi assunto nessuna altra iniziativa». Ma, continua la sentenza, «il dirigente subentrante si adoperò, invece, per un nuovo accesso cui conseguì la risoluzione del contratto». Il Comune avrebbe dovuto incassare penali di circa 140mila euro per i lavori mai fatti ma, ormai, dicono i giudici, non sarà facile far pagare la Teate Splashing e la responsabilità, vista la cifra contestata, non sembra solo del dirigente: «Al momento», dice la sentenza, «appare del tutto remota, se non impossibile, con valutazione prossima alla certezza, la possibilità di incamerare le penali previste dal contratto».