Debiti in Comune, scagionati in dieci

6 Luglio 2019

CHIETI. Non furono loro a causare il dissesto del Comune di Ari. La Corte dei conti dell’Aquila ha dichiarato «improcedibile» l’azione avviata nei confronti di 10 ex amministratori: l’ex sindaco...

CHIETI. Non furono loro a causare il dissesto del Comune di Ari. La Corte dei conti dell’Aquila ha dichiarato «improcedibile» l’azione avviata nei confronti di 10 ex amministratori: l’ex sindaco Elena Di Biase, gli ex assessori Renato Nicola D’Alessandro, Romeo Iannotti, Paola Di Ciano e Carlo D’Onofrio, gli ex consiglieri Edoardo De Felice Nolli, Claudio D’Alessandro e Valter Claudio e gli ex componenti dell’organo di revisione Paolo Consalvi e Giuseppe Di Fabrizio.
È passata la linea difensiva degli avvocati difensori secondo cui è «emersa la carenza di accertamento, quantomeno in primo grado, della responsabilità di aver contribuito con condotte dolose o gravemente colpose, sia omissive che commissive, al verificarsi del dissesto finanziario».
A dichiarare dissesto non fu l’amministrazione della Di Biase ma quella successiva del sindaco Marcello Salerno, eletto il 25 maggio del 2014. La delibera del 3 ottobre 2014 ha sancito il dissesto. La Procura della Corte dei conti ha deciso di indagare sul Comune di Ari a seguito di una segnalazione anonima, arrivata il 9 novembre del 2010, relativa alla presunta utilizzazione di fondi per scopi differenti da quelli per cui la Regione li aveva assegnati all’ente (i soldi dovevano essere usati per risanare le frane). Alla segnalazione anonima si sono aggiunte quella dell’allora capogruppo di minoranza e ora sindaco, Salerno, e un esposto del segretario comunale del 19 gennaio 2016. Per la Procura della Corte dei conti, c’erano i presupposti per affermare la responsabilità contabile degli ex amministratori. Ma il giudice delegato Federico Pepe ha dichiarato improcedibile il giudizio.